Lunedi' 9 Marzo

UNA VITA SPEZZATA


Quel giorno lo ricordo bene come fosse oggi, mi trovavo in compagnia dei miei coetanei e insieme stavamo andando a piedi a scuola. Dal viavai frenetico della gente verso un' abitazione mi accorsi subito che era accaduto qualcosa di grave. Mi allontanai allora dai miei compagni e arrivai fin dentro una stanza posta a sinistra dell' ingresso di un' abitazione in via Nazionale: il corpo di Pietro Sale, padre di una mia compagna di scuola, era adagiato su un lettino.
Nonostante fossi un bambino, percepivo il grande dolore della moglie, zia Efisia Fiori, della famiglia e della mia coetanea rimasta all' improvviso senza piU' il padre. Pietro Sale era un onesto e laborioso agricoltore, aveva alle sue dipendenze anche altri lavoratori e, come tanti altri coltivatori nel periodo del fascismo, versava quote di grano al Monte Granatico di Padria. Quella mattina, prima di uscire per andare in campagna, era un po' turbato per via di un brutto sogno che aveva fatto durante la notte: aiat bidu sambene! (aveva visto del sangue!) La moglie, a cui lui aveva riferito il sogno, lo aveva rassicurato dicendogli che l' incubo notturno era dovuto sicuramente alla sua preoccupazione per le gravi condizioni di salute della suocera.
Quel malaugurato giorno, che doveva essere tranquillo e uguale a tanti altri, trascorso a preparare la terra alla semina con il suo giogo di buoi, si rivelo' purtroppo per lui funesto: fu ferito gravemente con un' arma da fuoco in localita' Sasseddu da un delinquente del circondario mentre, alla sera, faceva rientro verso casa da sua moglie e dai suoi cinque figli, tutti in tenera eta', il piu' grande dei quali aveva appena dieci anni e la piu' piccola soltanto un anno e mezzo. Lo sparo fu avvertito da tanti allevatori e agricoltori che si trovavano al momento nelle campagne vicine, i quali subito accorsero in suo soccorso. Il fratello della vittima si reco' prontamente in paese a cercare il medico e lo accompagno' in campagna a prestare le prime cure. Pietro Sale, moribondo, fu trasportato dalla campagna al paese. Le grandi e profonde ferite, dalle quali continuava a perdere sangue a fiotti, nonche' l' intervento non tempestivo del medico e il tempo intercorso per il trasporto dalla campagna al paese, determinarono purtroppo la sua morte.
La notizia del tragico decesso si diffuse in un baleno nel paese e la comunita' di Padria, sconvolta e addolorata per la triste sorte del proprio compaesano, si strinse subito affettuosamente attorno alla sua famiglia. L' assassino, intanto, gia' noto alle forze dell' ordine per le sue continue razzie negli ovili e per crimini di varia natura, era ancora "alla macchia". Molti compaesani diedero una mano nel contribuire alla sua cattura. Furono i carabinieri, i quali da tempo gli stavano dando la caccia, a localizzarlo nelle campagne di Padria dove, in regione S 'usincu, fu infine ucciso in un conflitto a fuoco: ai suoi piedi portava ancora le scarpe di Pietro Sale e, in tasca, il suo portafogli. Appena fu certo il nome dell' assassino, tanti furono i padriesi che rimasero ad aspettare il transito della salma nelle vie del paese per potergli almeno gridare, con rabbia e a gran voce: "Assassino!".
Alcuni raggiunsero persino la caserma dei carabinieri in piazza Convento a Padria per vedere la squadra dei militari e colui che aveva sparato, del quale pero' non fu mai rivelato il nome. Pietro Sale mori' il 23 novembre del 1944 all' eta' di quarantatre' anni. Il suo ricordo rimane sempre vivo e caro fra i suoi parenti: ancora oggi una sua nipote custodisce con cura e amore, come una reliquia, il portafoglio appartenuto al nonno mai conosciuto.



Peppino Mele