Giovedi' 21 Novembre

SERATE DI CANTI


La serata del vespro della festa si concludeva quasi sempre con una gara di cantatori a chitarra o a poesia che si susseguivano nelle due serate. I tenores, cantatori a chitarra, che venivano maggiormente invitati erano : Chelo, Cabizza e Cubeddu, accompagnati dall’immancabile bravo chitarrista Nicolino Cabizza. I poeti piu' bravi e richiesti erano: Remundu Piras, Peppe Sozzu, Pazzola e tanti altri che hanno lasciato il ricordo di gare appassionanti ed indimenticabili. La piazza di balli dove veniva allestito il palco era sempre stracolma di gente perche' ad ascoltare i poeti veniva gente da tutti i paesi del circondario. La mattina della festa c' era la parte piu' propriamente religiosa, con la santa messa e il panegirico e a seguire la processione partecipata da tutta la popolazione. In molte occasioni, le bambine erano vestite con l' abito simile a quello della Santa, il che indicava una grazia ricevuta oppure una promessa fatta dai loro genitori, cosi' come per l' abito di S Rita. La serata della festa veniva allietata dalla corsa dei cavalli, anche questi addobbati a festa, con collane colorate e ricamate appese al collo con tante campanelle suonanti, sas ischiglias, i garofani attaccati alla briglia, la ferratura nuova e gli zoccoli ben lucidati a nero dal maniscalco. La gara si svolgeva partendo dal cancello della campagna di Campeda, 'sa giaga de campeda', i cavalli correvano accoppiati a pariglia di due o tre, per tagliare il traguardo nell' ultimo tratto della salita di Cantareddu dopo circa due chilometri di corsa sfrenata, raccogliendo gli applausi e gli incitamenti del numeroso pubblico che assiepava i lati della carreggiata stradale. Tra i migliori fantini ricordiamo, Giuliano Mura, Giommaria Cocco, Nino Meloni e tanti altri che guidavano la nutrita schiera. Per la ricorrenza di questa festa si facevano i preparativi gia' da qualche mese prima, si teneva molto ad essere ben vestiti e possibilmente avere scarpe nuove. Al sarto veniva commissionato l' abito nuovo e al calzolaio le scarpe. In qualche famiglia si allevava appositamente l' agnello da sacrificare per il pranzo della festa, 's' anzone errile'. Si preparavano le mandorle e le noci per fare i dolci, 'sos gelminos', 'sos pabassinos', 'sas tericas' e ancora ciambelle e 'casadinas', i liquori fatti dalle essenze varie, di alchermes in particolare. Non mancava il pane fresco cotto nei forni a legna che quasi tutte le famiglie avevano in casa.

Peppino Mele