Lunedi' 17 Marzo

RICORDO D' INFANZIA


Il ricordo indelebile della mia infanzia è legato anche ad una manifestazione che fu quasi una sommossa popolare. Avvenne quando le donne, in prima fila e soprattutto le numerose madri di famiglia, ma anche alcuni uomini, riempirono la piazza del comune e della chiesa per protestare ed opporsi, anche fisicamente, al prelevamento di tonnellate di grano che stavano per essere caricate sui camion parcheggiati davanti ai depositi del Monte Granatico.
Quel grano, nonostante la fame e la miseria del tempo, era stato requisito dal governo ai poveri contadini che lo avevano coltivato, perché obbligatoriamente dovevano versare la percentuale allo Stato. Il responsabile dell’ammasso era il podestà, che non poteva certamente opporsi alle disposizioni delle leggi vigenti e, pur consapevole dei bisogni della popolazione, doveva adempiere al proprio dovere istituzionale. Quell’amministratore governò il comune, prima da podestà e dopo da sindaco, dal 1938 al 1946.
Quando fu ultimato lo svuotamento del primo deposito, mentre si passava al secondo, che si trovava a poca distanza in Via Alghero, dirimpetto alla chiesa parrocchiale, si fecero avanti numerosi cittadini che cercarono di opporsi all’asportazione del grano; mentre il sindaco si spostava, venne ostacolato da alcune donne coraggiose che tentarono di strappargli dalle mani il mazzo delle chiavi grandi e vistose, unite tra loro con un grosso anello di ferro; ma non ci riuscirono, grazie all’intervento dei carabinieri che salvarono sia le chiavi che il sindaco, e non riuscirono nemmeno a interrompere l’asportazione del carico.
Nel periodo antecedente a quello descritto, quando la sopravvivenza delle popolazioni era molto precaria, parte del grano ammassato veniva requisito anche al momento della macinazione nei mulini del paese, per la trasformazione in farina e la successiva panificazione che ogni massaia faceva nella propria abitazione.
Questa forma di requisizione non poteva essere evitata da parte dell’utente e nemmeno del mugnaio perché durante la molitura il mulino era presidiato dai carabinieri, e nemmeno si poteva macinare tutto il grano che si voleva.

Peppino Mele