Mercoledi' 9 Ottobre

RICORDI D' INFANZIA


Premetto che l'episodio raccontato risale al periodo della Seconda Guerra Mondiale, appena terminata. Allora la maggior parte della popolazione era in condizioni di poverta' ed i mezzi di collegamento con Sassari, in cui operava l'unico ospedale della zona, erano carenti. La costruzione della tomba di Salvadoreddu era considerata un' opera di grande valore, l' unica dedicata ad un ragazzo.

Tra i tanti ricordi dell'infanzia e i molti amici del tempo passato (che sono sempre presenti nella mia memoria, e sicuramente lo saranno anche nella mente di molti miei coetanei), voglio ricordare la figura di un carissimo amico, nonche' cugino e compagno di giochi: Salvatore Mele, classe 1936, che tutti chiamavamo simpaticamente "Salvadoreddu" per la bassa statura, perche' cicciotello, molto simpatico, e anche un po' poeta per le battute in rima che faceva quando parlava.
Salvadoreddu era il figlio unico di una coppia non piu' giovane e per questo, molto coccolato dai suoi genitori.
Era sempre ben vestito ed elegante, indossava giacchina e pantaloncini corti sempre ben stirati, sembrava un figurino!
Anche durante i nostri giochi stava sempre attento a non sporcarsi e a non dare dispiacere i genitori che gli davano tante raccomandazioni.
Come gia' detto, Salvadoreddu era un ragazzo vispo, educato e ubbidiente.
I genitori, il padre in particolare, erano molto orgogliosi di lui e per lui stravedevano, immaginandolo in un avvenire felice e radioso e in un futuro fantastico.
Tutto questo amore lo si leggeva nei pensieri e negli occhi del babbo e della mamma.
Salvadoreddu purtroppo, all'eta' di dodici anni, improvvisamente si ammalo', colpito da una banalissima appendicite, poi seguita da peritonite che, nel giro di pochi giorni lo portarono alla morte (19/09/1948). Questo triste evento aveva scosso tutti e di lui, addolorati, parlavano spesso i grandi e i piccoli del paese.
Il funerale, su richiesta dei familiari, fu celebrato in forma straordinaria da tre sacerdoti i quali, durante l'accompagnamento del feretro al cimitero, effettuavano anche delle pause prestabilite, come in un funerale di lusso.
Il funerale di Salvadoreddu, per questo, rimase indimenticabile e impresso nella memoria dei Padriesi per tanto tempo.
Avevano colpito tantissimo lo straziante accompagnamento del padre 'Zio Antonangelo' (che non si staccava mai dalla piccola bara portata a spalla dai parenti) e il suo inconsolabile dolore.
Dal giorno della dipartita del figlio infatti, non fu piu' la stessa persona, serena e fiduciosa nell' avvenire, ma la sua vita e il suo umore cambiarono: si sentiva come uno a cui era cascato il mondo addosso, come schiacciato dalla piccola bara del suo unico figlio, tanto amato.
Lo Zio Antonangelo, per onorare ancor di piu' e per sempre il figlio, fece costruire da un bravissimo scultore e collocare al centro del cimitero, una tomba di marmo bianco con sopra una scultura marmorea, quasi a grandezza naturale, che riproduceva fedelmente Salvadoreddu.
Il rimpianto per il figlio, comunque, non si placo' con la realizzazione della tomba, ma continuo' (fino al tempo che visse).
Egli infatti, si recava quotidianamente al cimitero a pregare e piangere il figlio.
Poco importava se d' inverno pioveva o se nelle giornate estive, il sole picchiava in testa caldissimo.
Si vedeva Zio Antonangelo percorrere il sentiero di 'Capittales', saliva sin sopra un muro a 'secco', che terminava a ridosso del muro di cinta del cimitero, dove da li', finalmente poteva agevolmente vedere la statua del figlio.
L' immenso dolore di zio Antonangelo ebbe fine all' eta' di 67 anni, esattamente dopo sette anni dalla morte dell' amato figlio Salvadoreddu.

Peppino Mele