Lunedi' 29 Giugno

LA NEVICATA DEL '56


Nel 1956 si verificò un evento straordinario per queste zone dalla temperatura mite anche d’inverno; cominciò infatti a nevicare abbondantemente alla fine dell’inverno, tra la fine di marzo e i primi di aprile. La nevicata durò per oltre un mese, bloccando tutte le attività, le strade del paese e quelle di collegamento con gli altri paesi, costringendo tutti a grandi sacrifici, soprattutto i pastori che non avevano la possibilità di fare le provviste necessarie, dato l’evento improvviso ed eccezionale, visto che questa grande nevicata non se l’aspettava nessuno; le persone anziane dicevano di non avere mai conosciuto una calamità così lunga e disastrosa. Molti capi di bestiame morirono per la fame e per il freddo durante le gelate notturne con temperature polari; si deve considerare che i ricoveri per il bestiame erano quasi inesistenti ovunque e mancavano anche nelle grandi aziende. Poco tempo prima della grande nevicata era arrivato in paese un circo equestre e aveva piazzato le tende in piazza Cavallotti. Cominciarono a lavorare per un paio di serate e tutto sembrava filasse liscio; molti andavano a vedere lo spettacolo, sopratutto i ragazzi e i giovanotti con le signorine, dato che era l’unico punto di riferimento e di attrazione del momento. Quando la neve cominciò a cadere abbondantemente, il proprietario del circo cercò di continuare a lavorare, fino a quando il peso della neve non lo costrinse ad ammainare le tende e alla totale inattività anche per mancanza di spettatori che ormai restavano chiusi in casa al calduccio prodotto dal caminetto o dal braciere, almeno quei pochi fortunati che disponevano ancora di legna da ardere o di carbone. Il titolare del circo si trovò presto in grosse difficoltà, come tutti percepirono, non solo per la sussistenza sua e dei suoi ma anche per quella degli animali che servivano per l’attività del circo, avendo esaurito tutte le scorte. Dopo la forzata permanenza, quando nelle strade si scioglieva la neve, andarono via. Durante il periodo della grande nevicata io e mio fratello eravamo fidanzati con delle ragazze di Pozzomaggiore, e una sera decidemmo di andare a trovarle, seduti in sella alla mia motocicletta, sfidando la poca neve che si trovava sul terreno; dopo un paio d’ore ci accorgemmo che la neve cadeva abbondantemente, formando uno strato già troppo spesso che non consentiva di utilizzare la motocicletta. Decidemmo di incamminarci a piedi per rientrare in paese, e dopo avere percorso la strada di Cae, oggi via La Madonnina, arrivati all’incrocio della strada principale, ci trovammo per combinazione in compagnia di altri due compaesani, anche loro fidanzati a Pozzomaggiore, Salvatore Meloni e Furicu Ortu, che avevano dovuto rinunciare all’uso della loro macchina. Camminando con fatica sulla neve leggera e spessa che continuava a cadere a grandi fiocchi, con i piedi e le gambe inzuppate, ma felici e contenti, arrivammo a casa nostra.

Peppino Mele