Domenica19 Dicembre

MASTRU DE ASCIA


Il padre di Salvadoreddu, zio Antonangelo, era un bravo artigiano maestro d' ascia, (mastru de ascia) costruiva i carri trainati dai buoi. A lui portavano per prima cosa un grosso e lungo tronco d' albero grezzo che serviva per modellare e costruire lo scheletro principale del carro (s' iscala de su carru) e quindi cominciava a lavorarlo squadrandolo con l' accetta (sa istrale e su asciolu). Un lavoro che richiedeva parecchio tempo. Dopo averlo squadrato e piallato, veniva sollevato da terra per lavorarci meglio e, poggiato su due cavalletti, la parte posteriore era la piu' grossa, avendolo modellato a forma troncoconica. Si iniziava a spaccare il tronco fino a un metro circa dalla punta, segandolo tramite l' uso di un grosso segaccio a due braccia terminali con due impugnature, lungo circa un metro e mezzo che veniva azionato a mano da due persone (su serrone). Per questa fase di lavorazione era indispensabile l' aiuto di un' altra persona esperta quindi si avvaleva della collaborazione del fratello Pietro che poi lo aiutava fino all' ultimazione dei lavori.
Dopo l' apertura del tronco si provvedeva ad allargare le due parti a forma di V, fissandole poi alla larghezza prestabilita, cosi' nasceva il telaio, (s' iscala 'e su carru), poi si provvedeva a spianare le tavole per realizzare il piano (sos banchittos) e per ultimo le sponde, (sas gelgas cun sos peighinos). Infine si montavano le ruote con l' asse di ferro robusto (su fusu) che veniva comprato fuori paese. Tutta la lavorazione veniva eseguita in piazza (in carrela) davanti al proprio laboratorio (sa buttega) che non disponeva di porte larghe a sufficienza e spazio interno necessario, in quanto venivano adibite a laboratorio una stanza della propria abitazione o di un locale di sgombero. Tutto il legname che veniva utilizzato per realizzare l' opera doveva essere tagliato dalla pianta durante l' ultima fase della luna calante (a luna ezza) e poi fatto stagionare perche' cosi' il legno non tarla mai (no pupuggionada). Il mestiere di 'mastru e carros' veniva esercitato anche da altri quattro abili maestri d' ascia del paese. Gli stessi artigiani costruivano anche i basti (s' imbastu) per somari e cavalli e anche la briglia ( su crapistu) con l' ausilio del fabbro che forniva le parti in ferro.

Peppino Mele