Lunedi' 25 Novembre

LE CARROZZE


In quel periodo si potevano ammirare anche due bellissime e lussuose carrozze d' epoca a due posti, sportelli laterali ben verniciati in rosso e nero e anche i raggi delle ruote e le stanghe, ed era corredata anche del posto per il cocchiere. Una delle carrozze era di proprieta' di un nobile del paese che teneva sempre in garage, mentre l' altra era di proprieta' del giudice Meloni che saltuariamente utilizzava per andare nella sua tenuta di Saldiga, anche in compagnia della sorella Barbara, faceva da cocchiere un suo affezionato dipendente, Pietro Serra, che teneva in custodia anche i cavalli.
In quel periodo, oltre a vedere in circolazione i carri, carretti e carrettoni, si potevano vedere anche gli eleganti (calessi) a due posti, trainati dal cavallo. Uno di questi era di proprieta' della famiglia Poddighe, veniva normalmente utilizzato da uno dei fratelli, per andare a controllate il bestiame che tenevano nelle loro campagne ed il personale che vi lavorava. Una famiglia benestante, molto affiatata e laboriosa, possedevano un grande cortile annesso alla loro casa padronale, dove veniva parcheggiato il calesse e vi tenevano anche i buoi e il carro che utilizzavano per i lavori nelle loro campagne, mentre per gli spostamenti usavano i cavalli da sella. La cosa che incuriosiva di piu' noi ragazzi, amici di alcuni dei loro figli, era quello di vedere liberi in cortile una bellissima coppia di pavoni, che ammiravamo soprattutto quando facevano la ruota con la coda e mostravano i meravigliosi colori delle loro penne, poi i tacchini, i galli dai colori argentati, le faraone e tante galline, in questo bellissimo parco naturale con tante piante di mandorle e un albero secolare di leccio, non mancava una buona muta di cani da caccia che sembravano bene ammaestrati a non toccare mai una gallina.
Uno dei fratelli era un bravissimo bottaio, costruiva botti, tini (sas mesinas e sos portadores) per il trasporto dell' uva e del mosto durante la vendemmia, lavori che faceva soprattutto per passione. Persona seria e taciturna, molto riservata e molto generosa, a volte faceva lavori di ristrutturazione delle vecchie botti e qualche volta, conoscendo la poverta' della persona che richiedeva il lavoro, non le chiedeva una lira per il lavoro prestato. Nel 1957 io ho aperto la bottega di artigiano, fabbro e maniscalco, mi rivolsi a lui per farmi un banco da lavoro forte e pesante, fornendogli legname grezzo di quercia e quanto altro necessario, fu fatto in breve tempo, e quando le chiesi quanto dovevo darle mi rispose: "Non mi devi dare niente perchée' e' un regalo che ti faccio con l' augurio di buona fortuna per l' apertura della bottega.
Fino al 1950, Padria contava circa duemila abitanti pur avendo perso molti giovani durante il conflitto della seconda guerra mondiale. Giovani e valorosi combattenti che sono mancati alle loro famiglie ma anche alla forza lavoro del paese che certamente avrebbero contribuito non poco al miglioramento e al progresso di tutta la comunita'.

Peppino Mele