Lunedi' 11 Maggio

LA PESCA DELLE ANGUILLE


Molte persone andavano a pescare le anguille col sistema a manuda, ossia con le mani, soprattutto nei torrenti e nei fiumi di piccola portata durante l’estate. Quando ancora le acque non erano avvelenate si usavano attrezzi molto semplici come il pungiglione (su sulone) che è una forchetta con le punte molto acute; si usava anche una forbice a denti (su cane de ambiddare). Vi era pure il sistema di pescare le anguille, dopo averle stordite con un’erba tossica, usata per la pesca di frodo, l’eurforbia (sa lua). Dopo poco tempo dalla irrorazione del DDT nell’acqua, utilizzato per la lotta alle zanzare, si potevano vedere molte anguille morte per avvelenamento o ancora vive ma intossicate e nessuno le raccoglieva. Da quel periodo in poi, l’euforbia divenne di uso comune per la pesca abusiva. Successivamente venne usato anche l’estratto di nicotina e di tabacco. Per controllare e debellare gli abusi pericolosi e dannosi l’amministrazione Regionale aveva istituito il corpo delle guardie venatorie che, ancora senza divisa, con l’uso di motociclette, controllavano fiumi e campagne e prevenivano anche la caccia di frodo. .

Peppino Mele