Mercoledi' 15Aprile

L' AIA (s' alzola)


In un nostro appezzamento di terreno, in regione Laccu Frantu, si seminavano ad anni alterni il grano e le fave; quell’anno erano state seminate appunto le fave. Quando la buccia era secca erano pronte per essere portate nell’aia, s’alzola, che veniva preparata in un terreno incolto adiacente. Subito dopo, con buona parte delle fave già disposte a cerchio, si dava inizio alla trebbiatura, a triulare, utilizzando un cavallo, preso a noleggio per l’occasione. Lo si faceva trottare sopra le fave e così frantumava la canna e la buccia. Poi si provvedeva alla ventilazione primaria, a bentulare, a mezzo di un forcone, detto su treutu, e quindi si cominciava la ventilazione finale con la pala di legno, sa pala de linna. L’operazione di pulizia delle fave poteva essere fatta soltanto in presenza del vento, ma per nostra sfortuna, proprio in quei giorni, nella zona dell’aia non tirava un filo d’aria e quindi bisognava aspettare per approfittare del momento propizio che giungeva soltanto verso sera, quando ormai era quasi buio. Restavamo in questa situazione per due o tre giorni. Volendo paragonare l’occasione data dai capricci del vento, che solo talvolta soffiava, con quella delle persone, in riferimento alle occasioni buone o cattive che possono capitare nella vita, calza molto bene un vecchio proverbio sardo che così recita: si cando tirat bentu non bentùlas - de istare in s’alzola tinde imbùlas (se quando ti capita una buona occasione non ne approfitti, di peregrinare nella vita ti stancherai).

Peppino Mele