Sabato08Febbraio

L' EQUILIBRISTA


Da bambino stavo imparando ad andare in bicicletta e, per arrivare ai pedali, trattandosi di una bicicletta da uomo, infilavo la gamba destra nel telaio trapezoidale per poi pedalare quasi normalmente, mentre l' equilibrio restava molto precario e pericoloso. Una sera portai la bicicletta alla strada di Cantareddu, la strada bianca che conduce ad Alghero, per esercitarmi. Quel tratto di strada, meta preferita da tanti ragazzi, era frequentata da ragazzi e ragazze per la passeggiata domenicale. Alla fine di un piccolo rettilineo, in fondo alla vallata, c' era una fontana di acqua naturale, abbondante, chiamata Cantareddu, dove le donne andavano ad attingere. Dopo varie salite e discese con la bici, mi fermai per riposare e riprendere fiato, mentre le donne del paese con le brocche di terracotta sulla testa e il peso attutito dal cuscinetto di stoffa, su tedile, o sul fianco, portavano a casa l' acqua che avevano attinto dalla sorgente. Ripresa la bicicletta, cominciai a salire verso casa e, a meta' salita, stanco com' ero e insicuro nell' equilibrio, non riuscii a schivare una di quelle donne. La investii in pieno, infilandole la ruota anteriore della bicicletta tra le gambe dal lato posteriore e di conseguenza facendole cadere per terra la brocca piena d' acqua che, faticosamente, aveva portato fino a quel punto. La povera donna, molto adirata, cercava di acchiapparmi per darmi una "bella passata di sculaccioni" ma senza riuscirci. Nel frattempo aveva preso informazioni sul mio conto e, con tanta rabbia in corpo, ando' subito a casa mia a chiedere il risarcimento del danno cioe' la brocca nuova, e non chiese altro perche' aveva subi'to solo un grave spavento. Mio padre le diede prontamente il risarcimento richiesto.

Peppino Mele