Venerdi' 22 Maggio

L' APPRENDISTATO (s' ischente)


Da ragazzino ho fatto delle brevi esperienze di lavoro in campagna che, però, non mi piaceva molto perché era duro e faticoso. Decisi di scegliere un altro mestiere e all’età di tredici anni andai a lavorare come apprendista fabbro-maniscalco (a sa buttega de frailarzu) da un bravo artigiano di Pozzomaggiore, un paese vicino al mio; tutti i giorni con la bicicletta mi recavo sul posto e lavoravo dalle otto del mattino fino all’imbrunire. Questo lavoro non era certamente più leggero del primo, ma consentiva almeno di lavorare al coperto e tutti i giorni; la prestazione doveva svolgersi dal lunedì al sabato e se lavoravo fino al mezzogiorno della domenica potevo ricevere una piccola mancia di poche lire, per me assai preziosa, per cui cercavo di non assentarmi mai. La domenica si svolgeva esclusivamente l’attività del maniscalco, ovvero si ferravano i buoi e i cavalli. I contadini (sos massagios) si presentavano la domenica per non perdere la giornata di lavoro durante la settimana. La maggior parte di questi clienti pagava in natura, cioè con quantità prestabilite di frumento e di altri cereali, previo contratto verbale annuale. Tali prodotti venivano ritirati a domicilio (a pagare a s’incunza) nel mese di agosto. Il mio apprendistato durò cinque anni e sempre senza assicurazione per le malattie, gli infortuni e i contributi previdenziali, una prassi, purtroppo, diffusa in quel tempo e adottata da tutti gli artigiani dei vari mestieri. Ciò non era scandaloso per nessuno, e tutti i ragazzi che volevano imparare un mestiere sapevano già prima di iniziare a lavorare che avrebbero avuto questo trattamento e che si sarebbero dovuti affidare esclusivamente alla generosità del datore di lavoro. Stanco di pedalare, risparmiavo anche su quei pochi soldi delle mance, finchè riuscii a comprare a rate una moto, la lambretta 125; faticavo molto per mettere da parte i soldi della rata e per comprare la benzina che consumavo. Dopo cinque anni di apprendistato lavorai in società con lo stesso datore di lavoro per un anno, ma il mio reddito era molto scarso e così decisi di aprire bottega in proprio nel mio paese. Mi imbarcai in spese importanti per l’acquisto delle attrezzature indispensabili, firmando molte cambiali e spesso dovevo fare delle vere acrobazie per poterle pagare. Dopo un paio di anni mi resi conto che il lavoro cominciava a scarseggiare e che le prospettive erano sempre più negative, sospesi perciò l’attività e andai a lavorare a Cagliari presso diversi datori di lavoro. Così mi specializzai in alcuni settori che mi hanno poi consentito di lavorare con soddisfazione ed acquisire esperienze importanti e, successivamente, di trovare anche un lavoro definitivo presso un ente pubblico importante.



Peppino Mele