Sabato 21 Dicembre

L' AGNELLO


Ho un ricordo indelebile di una di quelle feste per via di un episodio che mi capito' in quell' occasione. Un mio zio mi aveva regalato un agnellino maschio, al quale mi ero molto affezionato e percio' lo accudivo con molta cura, prima dandogli il latte col biberon e, man mano che cresceva, portandolo in campagna a brucare l' erba; lo chiamavo bagianu (celibe) e lo avevo dotato di un bel collare di cuoio con una squillante campanella. Mio padre, pero', come tanti capi famiglia di quel tempo, aveva destinato l' agnello per la mensa della festa di Santa Giulia, come normalmente accadeva in molte famiglie, ma a mia insaputa. Come facevo spesso, avevo portato l' agnello, diventato ormai agnellone, nella nostra vigna di Badde Usai, qui lo avevo legato con una fune molto lunga, al tronco di un noce, perche' brucasse l' erba tenera e abbondante, mentre io eseguivo dei lavori nella parte alta della vigna. Dal punto in cui mi trovavo non potevo vederlo, ma ogni tanto lo chiamavo ed esso rispondeva belando; dopo un po' di tempo pero' non sentii piu' neppure il tintinnio della campanella che portava al collo; lo chiamavo e non rispondeva, quindi andai a controllare cosa poteva essere successo e, con mio immenso dispiacere, vidi l' agnello ormai soffocato a causa della corda avvolta attorno alla pianta e stretta al suo collo. Preso dalla disperazione cominciai a piangere e chiedere aiuto ad alta voce; si avvicino' subito un contadino che lavorava non molto lontano, taglio' la corda col coltello che teneva in tasca, lo libero' e cerco', invano, di rianimarlo. Allora mi mando' a casa per avvisare mio padre, mentre egli avrebbe provveduto al recupero della bestia, finche' era ancora calda. Arrivato a casa, dopo una corsa a perdifiato, sempre piangendo dalla disperazione, raccontai quanto era successo ai miei fratelli, perche' mio padre non c' era. Allora venne mio fratello Angelo e, avendo trovato l' agnello gia' sgozzato ad opera del soccorritore, per non perdere la carne, me lo carico' sulle spalle e me lo fece portare fino a casa. Fu un triste ritorno poiche' durante il tragitto mi imbrattai la schiena e le gambe col sangue della povera bestia.

Peppino Mele