sabato 1 Agosto

IL FIDANZAMENTO


Ancora molto giovane mi fidanzai e pensavo di sposarmi appena possibile, anche perche' volevo alleggerire il peso della famiglia che gravava tutto sulle spalle di mia madre, la quale, purtroppo, non godeva di buona salute e provvedeva ad accudire quattro maschi adulti, oltre che se stessa, dopo il matrimonio di mia sorella avvenuto nel 1950. Nel 1955 conobbi mia moglie e ci frequentammo per parecchio tempo. Le usanze non consentivano di protrarre a lungo un periodo di fidanzamento segreto perche' diventava subito un segreto di pulcinella cioe' di dominio pubblico. Allora il rapporto amoroso non veniva considerato serio se non si regolarizzava con la conoscenza ed il consenso delle rispettive famiglie; cio' era valido soprattutto nel caso della mia futura moglie che era orfana di padre dall’eta' di undici mesi e sua madre teneva molto al rispetto della tradizione. Una sera abbastanza fredda del mese di Novembre andai a casa della ragazza per conoscere e parlare con sua madre. Sapevo di trovarmi solo con lei e la mamma, perché il fratello, che conoscevo già, era arruolato in polizia e faceva servizio in continente, mentre la sorella maggiore era sposata e viveva a Cagliari. L’incontro con mia suocera fu piacevole e molto cordiale; da quella sera in poi ero autorizzato ad andare a casa sua, mi prego' soltanto di presentarle i miei genitori affinche' chiedessero la mano della figlia e ufficializzassero in questo modo il rapporto di fidanzamento; fermo restando che, a breve, si sarebbe fissata la data per celebrare il fidanzamento ufficiale, in chiesa durante la celebrazione della messa, e dopo la messa sarebbe stato offerto un rinfresco agli invitati che normalmente erano solo i familiari. Nelle serate invernali andavo a trovare la mia fidanzata, mia suocera non mancava mai di farmi trovare un bel braciere colmo di brace per riscaldare l’ambiente; profumava le brace con pezzi di scorza di arancia essiccate e con un cucchiaino di zucchero; era un profumo che si spandeva per tutta la stanza. In quelle lunghe ore d' inverno mi raccontava i passaggi della sua vita e dei suoi familiari ed in particolare del marito, Giovanni Antonio, noto Totoi, del quale ancora dimostrava di essere molto innamorata e orgogliosa. Nella descrizione che faceva del marito non mancava mai di mettere in risalto l' amore che sentiva verso i figli e la passione per la poesia sarda. Egli seguiva sempre le gare poetiche, cantava spesso egli stesso, e scriveva i suoi componimenti. In una pubblicazione intitolata Regolta de poesias, edita da Giovanni Maria Fara di Pozzomaggiore e pubblicata nel 1931, tra tante altre di poeti locali, si trova una sua bella poesia dedicata alla moglie, per la quale andava fiero e di cui mi sembra doveroso riportare in questo libro almeno una ottava, in omaggio ad entrambi: Mirende unu ritrattu.
Attentamente desi un’isguardu
a tottu sas bellesas pellegrinas,
e cuntemplende in s’olimpicu Sardu,
ch’est ghirlandadu de margaretinas,
bidesi risaltare un’istendardu
in manu de sas unicas reinas;
ma un’incantu chi mai creia
fist tue graziosa effige mia.

Peppino Mele