Mercoledi' 08 Luglio

I SACERDOTI


Negli anni tra il 1945 e il 1950 a Padria si verificarono degli eventi felicemente straordinari anche se comuni ad atri paesi della Sardegna. Il primo si verificò quando fu ordinato sacerdote don Giovanni Faedda, che apparteneva ad una famiglia numerosa e povera, ma brava e laboriosa; una persona seria e intelligente che più tardi divenne un grande oratore, richiesto da tanti parroci della Sardegna per il panegirico nelle ricorrenze dei santi patroni e le prediche della settimana santa. Abitava in via Vittorio Emanuele, di fronte alla sua casa vi era una piazza abbastanza grande, al centro della quale fu eretto un alto tronco, pulito e lisciato completamente fino alla cima e dalla base alla cima unto col sego di pecora per renderlo scivoloso. Quel tronco altissimo e dritto stava a simboleggiare il sacrificio e i lunghi anni di studio del giovane per raggiungere l’ordinazione sacerdotale; era l’albero della cuccagna (s’alvure de sa cuccagna), in cima al quale veniva legato un pacco che conteneva un buon premio in denaro per chi fosse riuscito a raggiungerlo, avvalendosi della forza delle gambe, delle braccia e delle mani. Per potersi arrampicare veniva consentito, al massimo, di usare un pezzo di corda che lo scalatore poteva legare ai piedi per poter fare maggiore presa sul tronco dell’albero. Gli aspiranti scalatori si preparavano e provavano le prime bracciate, alcuni di loro rinunciavano subito, perché dopo aver raggiunto qualche metro di altezza scivolavano giù, ma finalmente un giovanotto coraggioso ci riprovò (Peppino Salaris), attrezzandosi bene la corda ai piedi e mettendosi a tracolla uno zaino pieno di segatura di legno e crusca; cominciò la scalata mentre il pubblico, abbastanza numeroso, partecipava, lo incitava e lo incoraggiava. Una bracciata dopo l’altra raggiunse la cima e prelevò il pacco dono, raccogliendo gli applausi di tutti gli spettatori, mentre la famiglia del sacerdote offriva un grande rinfresco per tutti e dolci in abbondanza. Don Giovanni Faedda scrisse un libretto in lingua Sarda intitolato “Mama”, contenente Laudi, Gosos e Nenie; ne donò una copia il 6 Dicembre 1997 al Vescovo emerito di Alghero-Bosa, Monsignor Giovanni Pes, il quale aveva firmato la prefazione. Il secondo sacerdote che prese i voti fu don Antonino Piga, di famiglia povera, orfano del padre e figlio unico. Il paese festeggiò questo evento con molta partecipazione e anche questa volta fu allestito l’albero della cuccagna nella piazza antistante la sua abitazione nella zona di Palattu, come si era fatto per il primo sacerdote. Durante il rinfresco fu offerto un dolce, fatto dalla madre (Pattonia Cossu) con zucchero cotto e mandorle, su cattò; l’eccezionalità consisteva nel disegno e nella costruzione raffigurante la chiesa di Santa Giulia, dove Don Antonino aveva celebrato la prima messa. Questi, poco tempo dopo venne chiamato a ricoprire l’incarico di vice parroco a Pozzomaggiore, e di insegnante di religione nella scuola media del paese; fu ben voluto e apprezzato da tutti i parrocchiani soprattutto dai giovani e lasciò un buon ricordo. Esiste ancora, a testimonianza della sua permanenza in questo paese, la colonna con in cima la Madonnina che si trova alla fine della via, in regione Cae, che prende il nome dall’omonimo nuraghe e che fu poi intitolata via La Madonnina dall’Ammistrazione Comunale. Don Antonino, dopo qualche anno di sacerdozio anche fuori dalla Sardegna, dismise l’abito talare e si sposò, stabilendosi poi a Varese dove fu presidente del circolo dei sardi, l’associazione “Grazia Deledda” e non dimenticò mai le origini del suo paese, le tradizioni, le amicizie. Il terzo sacerdote che prese i voti è stato don Peppino Faedda, fratello di don Giovanni, prima citato. Per lui, a differenza degli altri non fu allestito l’albero della cuccagna perché ormai si era stabilito ad Alghero ed era parroco a S. Maria la Palma.

Peppino Mele