Sabato 16 Novembre

LA FESTA DI SANTA GIULIA


Con la popolazione cosi numerosa e' bello ricordare le feste, in particolare la festa della Santa patrona, Santa Giulia, che iniziava con la celebrazione del vespro il giorno prima e poi il giorno dopo, la grande festa principale con la presenza di numerosi devoti che arrivavano anche da molti altri paesi.
I primi ospiti ad arrivare erano i torronai che provenivano prevalentemente da Tonara e Aritzo, inconfondibili per il costume tradizionale dei loro paesi, bello e colorato, che indossavano le donne che li accompagnavano.
Si potevano contare numerose bancarelle e al calar della notte appariva uno scenario caratteristico con la illuminazione dei loro tavoli pieni di torrone (sas bancarellas), illuminati dalle caratteristiche lampade a carburo, sembrava uno scenario da fiaba. Due famiglie di torronai si sono poi stabilite definitivamente in due paesi della zona. Oltre al torrone, nocciole, e noccioline americane, vendevano anche campane e campanacci per le pecore e i buoi, falci per mietere il grano, (sa falche de messare), le forbici per tosare le pecore, (sos ferros de tundere), le trappole per le volpi, (sa mazonera). C' erano altre numerose bancarelle di giocattoli e giochi vari che incantavano tanto i bambini, con le farfalle multicolori, (sas furriaggiolas), fischietti e organetti a fiato (su sonette), i banchi di tiro a segno per gli adulti con le carabine ad aria compressa dove trovavano sfogo i cacciatori e appassionati di caccia, e ancora il tiro al piccione che quando veniva centrato il pulsante posto al centro della sagoma di lamiera del piccione, precipitava alla base, dove era stata messa della polvere da sparo dentro uno scodellino, assicurando in tal modo uno scoppio molto forte. Venivano allestite delle baracche per la vendita di vino e bibite fresche. Quando ancora il frigorifero si conosceva poco o niente, si ricorreva ai tini di legno per tenere fresche le bibite che venivano immerse nell' acqua avendo procurato da prima una buona quantita' di ghiaccio che si comprava a Bosa nel piccolo porticciolo dei pescatori. Altre bancarelle erano per la vendita di anguille e del muggine di Oristano (pische cottu). La gente che affluiva era tanta, da paesi del circondario anche per comprare i pesci. Le serate delle feste si concludeva quasi sempre con una gara di cantatori a chitarra o di poesia che venivano poi alternati quasi ogni anno.

Peppino Mele