Martedi' 01 Settembre

CONVERSAZIONE DI DUE PERSONE NON CREDENTI


Nel 1970, durante un periodo di degenza in ospedale, fui, assegnato ad una piccola stanza con tre lettini; due di questi erano occupati da due pazienti di circa quaranta anni. Mi dissero che erano ricoverati da piu' di dieci giorni e che li avrebbero ancora trattenuti per fare accertamenti piĆ¹ approfonditi. Le giornate trascorrevano lentamente, dopo le solite domande e risposte incrociate, che sempre sono date per scontate i queste circostanze, come: "chi sei? da dove vieni? cosa hai? sei sposato? quanti figli hai? ecc.." mi dissero che aspettavano ancora il risultato delle analisi e il pronunciamento dei medici. Non essendo entrato ancora nelle conversazioni che facevano tra loro ma, ascoltandoli con attenzione, mi resi conto che erano persone non certo religiose e credenti ma totalmente atee.
Dirimpetto al nostro c' era un altro reparto, che i miei compagni di stanza avevano gia' battezzato "il braccio della morte" in considerazione del fatto che si vedevano entrare pazienti di ogni eta', abbastanza mal messi, ed erano molto frequenti le dimissioni perche' molto gravi oppure perche' morivano nel reparto stesso.
Facevano i loro commenti soprattutto quando si trattava di giovani o ragazzini condannati da malattie gravi o incurabili, quelle che allora venivano chiamate oscure. Cominciai a seguire i loro ragionamenti, le battute convinte e le osservazioni negative, soprattutto quando capitava di sapere che qualche paziente era deceduto. Mi resi conto allora che ero capitato con due miscredenti e il loro passatempo preferito era quello di ragionare sulla vita delle persone, sulla sofferenza e la morte di ogni essere umano; ironizzavano soprattutto sui credenti e sulla chiesa, domandandosi con quale coraggio un padre (si riferivano a Dio), che ha dato la vita al figlio, allo stesso tempo ne decide la morte, e si chiedevano il perche', se e' vero che e' buono e misericordioso, come viene descritto. Perche' distribuisce tanta sofferenza e morte senza risparmiare nemmeno ragazzi e bambini innocenti, e perche' tutti i credenti, anche i preti e tutto il clero, non guariscono con le preghiere rivolte ai santi e si affidano alle cure dei medici? In qualche modo coinvolgevano anche me nelle loro argomentazioni e, pur controbattendo con ragionamenti da credente, venivo spesso sopraffatto e a volte deriso. Allora cominciai a capire i sentimenti profondi che avevano nel loro animo e, riflettendo sulle loro frasi, fissavo nella mia mente e in appunti scritti, riservatamente, i particolari che mi colpivano maggiormente. Da quel momento in poi pensavo che sarebbe stato piu' importante ascoltare che parlare, ma senza mai trascurare di fare qualche domanda un po' provocatoria per studiare meglio il pensiero che esprimevano, dettato dalla loro coscienza, e mi chiedevo: "Ma saranno tutti cosi' gli atei?" Indirettamente feci questa domanda ai due amici e mi risposero che non esistevano differenze tra gli atei perche' sanno benissimo che certe cose che si vuole far credere alla gente non sono vere e sono soltanto frutto di immaginazione e del lavaggio del cervello che da piccolini abbiamo ricevuto attraverso la religione e le prediche dei sacerdoti. Dopo venti giorni trascorsi in ospedale con questa "buona compagnia", pensai di utilizzare quegli appunti e riesaminare le memorie che avevo fissato per esprimere in ottave rimate dialettali il pensiero e le espressioni di questi atei e forse anche di tanti altri.
Allego solo due ottave della poesia:
CRISTIANU DUBBIOSU
Cun manu divina da su chelu
sa vida faghet germogliare
guidadu da celeste anghelu
a custu mundu bellu pro gosare
ma da cando arrivat a terra
cumintzat sa lotta e sa gherra
alternende gioia e suore
pro una vida fatta de dolore.

Deus, universale criadore
de cantu 'idimos e toccamos.
Su Paba est s' amministradore,
sos peidroos umiles soldados
issos puru, devotos servidores
pro si curare giaman sos duttores.
Tando est un' imbrogliu veramente
su ghi faghene a totta custa tzente.

Peppino Mele