Sabato 5 Gennaio

BOMBE AD ALGHERO


Del ventennio Fascista (1922/1943) si ricordano i bombardamenti sulla citta' di Alghero. I bagliori delle bombe che venivano lanciate non lasciavano dubbi sui disastri che si stavano producendo nella citta' ed in particolare sul porto e nel centro storico. Accadeva verso meta' del mese di Maggio del '43, e precisamente tra il 14 e il 17. In conseguenza di questo triste evento ci furono oltre 500 case distrutte e oltre 2000 danneggiate, migliaia di persone sfollate e distribuite poi in vari paesi del territorio, tra cui anche Padria. Ricordo in particolare un signore che si chiamava Gian Giuse', la sorella Rosita e un nipotino di circa 3 anni. Erano stati ospitati in una casa non lontano dalla mia, dove furono ben accolti e aiutati nel miglior modo possibile. Anche nel mio paese ci fu un' incursione di aerei americani che, sorvolando a bassa quota, mitragliarono ferendo una mia compagna di giochi, per fortuna in modo lieve. Mentre giocava davanti a casa sua, in Via Vittorio Emanuele II, zona Capittales, Mena Marica venne colpita da una pallottola di mitraglia in modo leggero, senza conseguenze. Dopo le mitragliate, incoscienti ed entusiasti, andavamo a raccogliere i bossoli che riuscivamo a trovare; erano di ottone, lunghi circa 10/12 cm e li utilizzavamo per costruire delle pistole. I bossoli venivano forati nel fondello e poi montati sopra un' impugnatura fatta di tavola sagomata a forma di pistola e fissati con filo di ferro. Il foro praticato nel bossolo, consentiva, appoggiandovi un fiammifero acceso, di dare fuoco alla polvere da sparo che veniva introdotta nel bossolo stesso, dopo averlo tappato con del sughero. Si trattava di esperimenti che ripetevamo spesso e, talvolta, a qualcuno capito' di trovarsi con le mani e la faccia annerite e bruciacchiate dalla polvere da sparo incendiata. Questi giochi erano molto pericolosi, tanto che, quando andava bene, ci rimaneva in mano solo il calcio della pistola. Uno dei piĆ¹ esperti nel costruire queste "armi" era un giovanotto di qualche anno piu' grande. In quel periodo circolavano molte armi e munizioni e si trovavano facilmente residuati bellici anche nelle campagne. Due fratellini di 8/10 anni, mentre portavano al pascolo le loro poche pecore, trovarono una bomba a mano e, senza sapere che cosa fosse, la portarono a casa loro e la nascosero nel pagliaio che avevano al piano superiore dell' abitazione senza parlarne con i familiari. La loro curiosita' di esaminare bene il trofeo misterioso deve essere stata talmente forte che si misero ad armeggiare fino allo scoppio dell' ordigno provocando la loro tragica fine, con i loro corpi dilaniati. Tragedie simili capitavano anche in altri paesi della Sardegna, tra cui a Pozzomaggiore, dove il ritrovamento di un ordigno bellico residuato della guerra si verifico' persino in una discarica comunale. Una volta capito' che cinque o sei ragazzini andarono a giocare nella discarica comunale, detta su muntonalzu, e li' trovarono una bomba a mano; incuriositi, non sapendo cosa fosse, si misero ad armeggiare e a pestarla con una pietra. Lo scoppio dell' ordigno fu immediato e rimasero tutti feriti, qualcuno anche in modo grave, tanto da conservare per sempre sul corpo il brutto ricordo di quella triste esperienza.

Peppino Mele