Padria 2009
Panorama del paese di Padria 2009. Foto gentilmente concessa dalla Dott.ssa Gabriella Meloni






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Gavino Luna

(in alte Gavino De Lunas, poeta, cantadore, sonadore e...)



I primi versi di alcune sue composizioni tratte dal libro a lui dedicato da Martino Contu:
" Gavino De Lunas ( "Rusignolu 'e Padria"):

                  Subra s'arvure fozida,
                  sighi merula a cantare,
                  chi mi faghes sullevare
                  sos affannos de sa vida.

Ecco torradu est beranu
comente e prima fozidu,
e sas rundines in nidu
cantan chito su manzanu.

                  Ses che candidu lugore
                  de su maggiu e de s'abrile,
                  fatta bella a manzanile
                  che profumadu fiore.
                  Est deliriu cust'amore
                  chi mi occhit lentamente
                  si no m'amas veramente
                  mi tes bider sepellire,
                  pro chi finet su patire
                  de custa vida terrena.

Cun sas'alas ispuntadas
rundine non tes bolare,
ma, solamente brincare
subra sas naes siccadas

                  Si t'istimo e bramo tantu
                  curpa non dies a mie
                  so preghende notte e die
                  chi m'ames ateretantu.

Subra s'arvure 'e s'olia
puzone, non cantes solu
no, non cantes rusignolu
troppu dulche s'armonia.

                                             G. De Lunas

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Nato a Padria (SS) l'11 Aprile 1895, Gavino De Lunas e' ritenuto uno dei piu' importanti personaggi del panorama del canto sardo a chitarra. E' stato, inoltre, una delle primissime figure a comparire sulla scena, ad affermarsi clamorosamente con il suo talento naturale e a fare scuola, a rappresentare per i giovani un valido insegnamento. La conclusione della sua esistenza, poi, lo ha fatto entrare nella storia nazionale come martire.

La sua morte, avvenuta alle Fosse Ardeatine ad opera dei soldati tedeschi nel 1944, ci commuove ancora oggi e ci rimane come esempio eroico, non solo umano e artistico.
Negli anni '30, in particolare, era noto e apprezzatissimo in tutte le piazze della Sardegna. Si e' esibito anche in alcune citta' del continente come L'Aquila, Brindisi, Sulmona, Trieste e Roma, accompagnandosi talvolta da solo con la sua chitarra e proponendo interpretazioni del tutto personali che il pubblico mostrava sempre di gradire e gli tributava un consenso generale e convinto.

Dopo aver frequentato la scuola, prima a Padria e poi a Pozzomaggiore, nel 1914 si arruola soldato volontario ordinario nel 46esimo Reggimento Fanteria. Combatte nella Prima Guerra Mondiale e viene ferito, nel Giugno del 1915, a Sasso di Stria, da un colpo d'arma da fuoco ad una gamba. All'Ospedale Civile di Torino viene operato d'urgenza e rimandato a Padria.

Il 4 Maggio 1918 si sposa con Maria Giovanna Francesca De Gioannis, morta prematuramente lo stesso anno, dalla quale ha una figlia, anche lei scomparsa qualche anno dopo.
Il 29 Luglio 1920 si sposa in seconde nozze a Tresnuraghes con Antoniangela Attene, insegnante, dalla cui unione nascono tre figlie: Fausta (morta in tenera eta'), Wanda e Aida.
Invalido di guerra, presta servizio come ufficiale postelegrafonico a Macomer e a Cagliari. Nel 1933, per il rifiuto di tesserarsi al Partito Nazionale Fascista, viene trasferito all'Aquila. Per il suo comportamento onorevole durante un terremoto nel 1933, viene trasferito a Roma (1935 - 1941), poi a Lubiana (1942 - 1943) e poi nuovamente a Roma nel 1944.

Nel corso degli anni '30, all'apice della carriera artistica, incide alcuni dischi a 78 giri con la casa discografica "Societa' Anonima del Grammofono" di Milano, dove firma assieme a Efisio Melis, suonatore di 'launeddas', il suo primo contratto discografico.
Il suo repertorio, molto vasto, comprende numerose canzoni, che egli interpreta spesso accompagnato dalla chitarra di Nicolino Cabitza, dalla fisarmonica di Pietro Porcu, dalle launeddas di Efisio Melis e dalla voce del soprano Maria Rosa Punzirudu.

Conosciuto e amato come interprete, meno nota e' la sua attivita' di compositore. Ci ha lasciato 21 canzoni inedite per canto di chitarra, scritte tra il 1918 e il 1941, raccolte in un quaderno sotto il titolo di: "Teatru sardu: poesias ineditas pro cantu de chitarra, cumpostas in sos momentos pius deliziosos e in sas oras pius amenas, tra delusiones e dolores.

Duranre l'occupazione tedesca di Roma, inquadrato col grado di Capitano, nel "Battaglione Volontari di Sardegna 'Giovanni Maria Angioj", formazione etnica della Repubblica Sociale Italiana, opera nella clandestinita' della Resistenza.
Tradito da una spia, il 26 Febbraio 1944 viene arrestato dalle SS e condotto in carcere. Il 24 Marzo di quello stesso anno viene trucidato alle Fosse Ardeatine.

Alcune sue canzoni piu' note: Cantigu in re - Serenada amorosa - Boghe de mesanotte - Su diluviu universale - Sa tempesta - Cantigu a sa nuoresa - Muttos de amore - Tempus passadu - Disisperada - Su ballu a cantigu - Mamma mia su moro - Cantigu campidanesu - Muttos de amore - Gosos pro Sant'Alvara.

Posted by giomas2000 il 10 Giugno 2008

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Un vecchio musicista



Dedicata a Italo Meloni, musicista autodidatta di Padria.

Nato a Padria nel 1933, fin da piccolo subi' una forte attrazione per la musica folkloristica sarda, tanto da farsi regalare una piccola fisarmonica, con la quale comincio' a cimentarsi in varie esecuzioni personalizzate del ballo sardo. Dopo il servizio militare, acquisto' una fisarmonica professionale e continuo' a comporre ed eseguire quello che era la sua specialita', il ballo sardo tipico della sua zona di nascita: il Logudoro.
Ci ha lasciati prematuramente nel 2007, ma la sua eredita' per noi e' la sua musica.

Clicca qui per ascoltare 3 sue composizioni (nella Sezione Balli Sardi) eseguite personalmente e registrate dai suoi amici che sempre lo accompagnavano nelle sue improvvisazioni ed escursioni musicali.

Posted by giomas2000 il 04 Aprile 2009

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Sos ammentos de unu padriesu

Antoninu Piga (su bonesu) - Varese, su 5 de martu 1985

Lettera di risposta del 'bonesu' di Padria all' Associazione Culturale Gavino De Lunas, ad un loro invito di partecipazione per un Concorso Letterario di poesia

Bos devo ringraziare meda, Amigos de Padria, chi bos sezis ammentados de su 'su bonesu'. E lu fato cun totu su coro! Dae ora so foressidu in terra anzena ma sos annos et sos fastizos no sun resessidos a istudiare s' ammentu.
Oe ch' est oe mi paret de torrare a pitzinnu pensendhe a sas cursas, sas istrampadas, sas bessidas in su tempus de sa cariasa, cun Totoi Serra, Lianeddu Eriu, Pedru Simula, Annibale e chentu ateros.
Si bi frimmo memoria los tia ammentare totu, sos de Santa Rughe, de Cantareddu, de Cabitales, de Guventu, de sos Cunzados, de Santu Zuseppe, de piata Larga, de piata 'e ballos, de piata 'e Chegia e de Santu Pedru ( inue fit sa domo 'e Babbu Cossu: tiu Giommaria Cossu 'Pazella' ).
Chissa' como inue che sun dados. Forzis che a mmie, irraighinados e peri su logu!
E ite si nos timis agatare paris a infriscare sos ammentos et a nos imbreagare, tot' a truma!
Ma ite so istrologhendhe? Su tempus no hat pasu. Et cambiat sa zente, cambiant sas cosas.
E andhat bene gai.
Sabiu tiat essere a nos irmentigare, a mantenner sas cosas bellas de su tempus antigu vivindhe totu sas mezus cosas de su presente.
Sas festas, sas usanzias, sos costumenes, sa limba; sun totu cosas chi faghen s' identidade de sa zente. Ne mezus ne peus de sos ateros semus, ma semus nois, cum paghe e senza prepotenzia, semus nois: sos Padriesos!
E a mie mi naraizis 'su bonesu'! Ma a calecunu l' apo segatu sa conca pro cussu. Deo so padriesu, dimo'! In Bono bi so naschidu 'e passazu.
(Mi ghi no cherzo ofendher sos bonesos, chi sun bonos de nomene e de fatas, prezisu che a nois!)
Ma como bos cherzo fagher a riere. Die pro die, daghi ndh' apo gana iscrio su chi mi enit a conca. Iscurtade it' ap' iscrittu su 23 de magiu de su 1979:

'Ma cosa mi viene in mente?... Ieri, 22 maggio a Padria si celebra, o meglio, si celebrava la festa grande, Santa Giulia. Il suono delle campane, condotte dalla mano esperta di ziu Pedru Cau, la palandrana rossa del sacrista, zi' Antoni Zuseppe, le confraternite, la processione solenne e la messa polifonica cantata da zi' Anghelu Maria, ziu Gosomeddhu e gli altri cantori della festa.
E poi la gaiezza festosa dei bambini (di noi bambini), la piazza con le bancarelle e il torrone (unu soddhu su biculu), la corsa dei cavalli da Campeda a Cantareddhu, le baracche con la vernaccia, il tiro a segno e le luci al carburo, la gara poetica!
Quante cose scomparse. Cose che avevano un senso e una risonanza profonda nello spirito, in un contesto di vita che non esiste piu': in una comunita' di circa duemila anime tutti conoscevano tutto di tutti.
Il lavoro nella campagna era duro, una rassegnazione ancestrale, legato ad una vita serena e semplice, un bene che allora forse non ci si accorgeva di possedere.
Quello sciamare per le campagne con gli asinelli, i cavalli e i carri, la mattina al primo albeggiare o quando ancora era notte. Ci si alzava all' avemmaria e all' avemmaria si rientrava, insieme, per lunghe file, scambiandosi saluti brevi e consueti, arguzie buone, tutto il sale della cronachetta paesana e le previsioni del tempo e della stagione, i progetti, le speranze, le delusioni del raccolto.
Uomini stanchi e serenamente pensosi che ritornavano alle case per il cibo e il riposo. Spesso portando un 'regalo' della terra, un frutto, qualcosa per i bambini, una fascina di legna per il focolare.
Tempi andati, tempi che sembravano eterni.
Ora siamo alla crisi energetica, ai 'modelli di sviluppo'.
Ma un ritorno, con l' esperienza e le conquiste di oggi, alla 'vita' di ieri sarebbe, forse, una sintesi positiva?
Giovedi' 24 maggio 1979
'Ieri, chissa' perche', ero in vena di ricordi. E oggi pure!
Il Sindaco (meglio Podesta') prima di tutti, tiu Giuanne Poddhighe, sempre impeccabile, in costume e in berretta, il pievano (su frebanu) Francesco Costa, i notabili, i Delitala, i Passino, i Serra, i Poddighe, su Zuighe ‘E Muru, il Giudice Meloni col suo calessino, la macchietta del paese, Michelino Cazzari (Tiziocaio), Panzenna...
Una comunita' viva, a misura d' uomo, diremmo ora, che non esiste piu'.
Sembra un ricordo 'storico', lontano nei secoli.
E mi piace riviverlo quel passato, nel ricordo sterile, che ha solo il sapore della fuga, della liberazione...
Forse non sapro' resistere alla tentazione di riandare nelle vie e nei luoghi di Padria a ripensare e a ricordare, magari scrutando il passato attraverso le pietre tombali...
Ma piantamola li'.

Narade comente cherides: chi custa siat nostalgia o siat machine.
Gai este! No mi so irmentigadu 'e Padria, tamas chi s' ultima raighina mia siet sicada candh' est morta Mamma mia, sola, sutta sa trema de Santu Giorzi.
Bos saludo totu. Andhade a denanti. Informademi sempre.
Chie 'ndhischit chi no bos pota dar' una manu deo puru: tenzo unu muntone de cosas de bos narrere. E poi (como mi cherz' antare un' accantigheddhu...) pro no m' irmentigare 'e sa Sardigna app' organizzadu e so su presidente de un Associazione manna de Emigrados: che 'ndh hat de ogni parte e logu.
Saludu, saludu a totu e bona fortuna!

                                                                                                                      Antoninu Piga
                                                                                               Presidente del Circolo Culturale Sardo di Varese
La lettera e' stata postata esattamente come l'originale

Posted by giomas2000 il 04 Settembre 2008

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Una poesia per Padria


                      
Dedicata da Enrico Marini, romano, sposato a Padria.

Questo paese splendido e meraviglioso
di nome Padria ovunque lo guardi e' bello
e' orgoglioso del suo nome
ma tanti ragazzi se ne vanno
solo perche' non vi e' lavoro, solo per quello!

Questo stupendo paese ha un nome indovinato
ovunque vai e' sempre nominato
e' nato per il progresso che pero' non vi e' stato
ma non si puo' biasimare
se le autorita' non ci hanno saputo fare.

Chiunque viene in questo paese, Padria
e' accolto con un sorriso che non ha uguali
con queste strade larghe le splendide piazze e le antiche chiese
questa metropoli medievale
e con i suoi reperti archeologici
chiunque viene qua a visitare
non se ne vorrebbero mai andare

Splendido paese che tu sei
non credo di sbagliarmi
perche' da tutti ti fai amare
grazie della tua esistenza
di te non si puo' fare senza

Di questo paese non si puo' dir male
si deve solo amare: Padria.

La poesia e' stata riportata cosi' come e' lo scritto originale...

Posted by giomas2000 il 10 Giugno 2008

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Padria mia


                     
Dedicata a Padria da Caterina Meazza Ruzzu, padriese, abitante ad Alghero.

Padria, ti ses ispopulada
sas carrelas sun
tottu desertas
giannas meda da annos
sun serradas
non l'has abberin
mancu pro sas festas
finas sas coppias
chi si sun isposadas
abitare atteru logu sun andadas.

De sas biddas vicinas pius bella
sa soledade
non t'hada intaccada
bella fisi e bella ses restada
carchi cosa hat puru mezzoradu
no faeddemus de sas opiniones
cussu est patrimoniu
de su privadu.

Tres montes ti faghen corona
perfetta cornice a s'abitadu
in cartolina t'han puru illustradu
ca suggestivu est su panorama.
Su passante chi
osservat dae altu
custas dotes nde ponede
in risaltu.

Sa chegia mazzore est situada
in d'unu puntu chi
de menzus non podiant
monumentu de gotica istruttura
inue s'arte bi fidi e bes restada
a Santa Zulia divozione chi dae
seculos chi durat.

De antigu esisti carchi cosa
chi su modernu podet ammirare
a paga istrada
s'agattat su nuraghe
distimonzu de
un'istoria millenaria
e repertos de ogni civiltade
a s'attenzione de
chie enidi a Padria

Tres montes ti faghen corona
perfetta cornice a s'abitadu
in cartolina t'han puru illustrada
ca suggestivu est su panorama
su passante
chi osservat dae altu
custas dotes nde' ponet in risaltu

Posted by giomas2000 il 16 Luglio 2009

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Sas doighi peraulas

Custa invocazione est antiga meda, fit dedicada a su Santu Filippu Neri pro catzare sos tronos.
S' invocatzione beniat retzitada in su mese de Sant' Andria pro sa novena de sa Madonna in sa cheggia de Bonuighinu.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer una,
su sole, s' istella e sa luna.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer duas,
sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer trese
sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer battoro,
sos battor evangelistas,
sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer chimbe,
sas chimbe piaes,
sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer sese,
sas ses candelas ch' istesin atzesas a notte e a die in Betle',
sas chimbe piaes, sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer sette,
sos sette donos,
sas ses candelas, sas chimbe piaes, sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer otto,
sos otto coros,
sos sette donos, sas ses candelas, sas chimbe piaes, sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer noe,
sos noe ordinamentos,
sos otto coros, sos sette donos, sas ses candelas, sas chimbe piaes, sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer deghe,
sos deghe cumandamentos,
sos noe ordinamentos, sos otto coros, sos sette donos, sas ses candelas, sas chimbe piaes, sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer undighi,
sas undighimizza virgines
sos deghe cumandamentos, sos noe ordinamentos, sos otto coros, sos sette donos, sas ses candelas, sas chimbe piaes, sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Amiga amigas sas doighi peraulas
de sas doighi peraulas nd' appo a narrer doighi, sos doighi Apostolos,
sas undighimizza virgines, sos deghe cumandamentos, sos noe ordinamentos, sos otto coros, sos sette donos, sas ses candelas, sas chimbe piaes, sos battor evangelistas, sas tres Marias, sas duas taulas de Mose'
cando Gesu' Cristu falesit a pe' in terra
pe' tottu Gerusale', nende Deus est Babbu
Deus est Fizu, Deus est' Ispiritu Santu Ame'.

Posted by giomas2000 il 16 Maggio 2010

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Sos Gosos de Santa Zulia

Gia chi sezis sempre istada
de Gesus verace isposa
Santa Zulia gloriosa
siedas nostra avvocada.



Clicca sull' immagine per ingrandirla, salvarla o stamparla.

Posted by giomas2000 il 23 Maggio 2010

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Padria - Gurulis Vetus

                          
Poesia dedicada dae Pippinu Mele a sa idda sua.

Da tres montes bene dominada
Santu Pedru e Zuseppe cun Palatu
die e notte li dana un'oggiada
guardianos de sa 'idda chi b' han fattu
in pese, bene posta e assentada
dae antigos antenados, a fiottu.
Gurulis Vetus l' hana batiggiada
dae lontanos seculos fundada.

Sezida in pese de tres montes
da ogni parte bene assoliada
a corona, faghen bona corte
Nuraghe Longu, Pedredu e Coronada,
a ferru 'e caddu, iscortana sas sortes
de custa 'ntiga idda fentomada,
silenziosa, cumposta e riservada,
da istoricos famosos apprezzada.

Ricca de istoria e monumentos
de antiga memoria e cultura,
richiamu de tennicos espertos
chi hana istudiadu s' istruttura,
agattende preziosos repertos,
ammentu de s' istorica natura,
a Santa Zulia , primmu monumentu,
Santa Rughe, Sant' Antoni e Guventu.

                                       Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 11 Luglio 2010

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Dedica a Giovanni Masia


                          
Poesia dedicada dae Pippinu Mele a mie chi appo fattu custu tribagliu.

Chie fidi, e gai bravu, no ischia,
su magu informaticu 'e Padria,
fizzu de Totoi e de Minnia
chi bene tottos duos connoschia,
zente brava de grande simpatia,
rispettados da su populu 'e idda mia,
de onestade rara e virtuosa,
apprezzados dae tottu, in dogni cosa.

In Internet espones medas cosas,
custumenes e antiga ricca istoria,
semplices ma meda decorosas
chi allegran sa vista e sa memoria.
In dogn' angulu e terra prus famosa
has fattu de Padria cronistoria,
perla de Sardigna preziosa,
bella de bellesa grandiosa.

Grande tribagliu bellu e appprezzadu
pro sa idda tua ses faghinde,
Padria a su mundu has illustradu
e fama meritada li ses dende.
Sa bravura chi hasa dimostradu
in onore e simpatia t' est premiende
e dogni paesanu affezionadu
cun s' istima t' hada ringraziadu.

                                       Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 13 Luglio 2010

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A Gavinu Luna


                     (Rusignolu 'e Padria)

                               
Poesia dedicada dae Pippinu Mele a Gavinu Luna.

Padria nde' faghede ammentu,
de Gavinu, cantatore famadu,
gai n' d' as'a essere cuntentu
chi non t'amos mai ilmentigadu.
In su sacru monumentu ardeatinu
inue Kappler, t' hat sacrificadu,
de eroicu patriota capitanu,
coraggiu e onore has mustradu.

In Roma fin' a oe has riposadu,
ma in Padria ti cherimos sepultadu,
pro ammentare s' illustre cantatore
e s' eroe nazionale trucidadu,
pro restare in eternu ammentadu
a memoria futura onoradu,
gai ti podimos ringraziare
e una preghiera dedicare.

Grande e famosu cantatore
rusignolu t' hana nominadu,
de sarda tradizione, fautore,
finas cun su Re rappresentadu,
in Casteddu a s' arrivu 'e sos Reales
cun su sardu costumene indossadu
da su populu chi t' hada designadu
pro s' altu valore dimostradu.

Cun boghe melodiosa e attraente,
su populu sardu has' incantadu,
a t' iscultare, sempre, meda zente,
a dogni festa b' hasa radunadu,
cun su traggiu de oghe adottadu,
sa cantone est bella e attraente,
cando, poi, cantas s' agonia,
custa puru, diventat melodia.

Wanda e Maria hana pensadu,
de rendere a su babbu pius onore,
cun su liberu chi hana publicadu
riuninde dogni cosa, cun amore,
ogni passu de sa vida cummentadu
de gioias, allegrias e dolore.
A Barbara s' onore 'e cumpletare
Su progettu de riunione familiare.

                                       Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 13 Luglio 2010

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100 annos de Celestinu Are


(Dedicata a zio Celestino Are nel giorno del suo centesimo compleanno)


          Pippinu Mele

Poesia dedicada dae Pippinu Mele a Celestinu Are.

A Celestinu , s' auguriu pius bellu
pro chent' annos chi oe has contadu,
de resistenzia ses raru modellu,
diffizile de nd' esser copiadu.

Diventadu ses grande campione,
ispeciale, chi restas fentomadu,
dae parentes e amigos circundadu,
salude a medas' annos auguradu.

Appoi de tantas lottas ingaggiadas
in Italia, e naziones istranieras,
cun valorosu istintu affrontadas
e in coro, novas bonas e isperas,
de giovanotto volontariu gherrieri
fin 'a s' Africa, fattu presoneri.

Ogni gherra has binchidu e superadu
e finas sos chent' annos sorpassadu.

                               Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 25 Settembre 2009

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A VENUS


Poesia mandatami dal nipote Piero del poeta di Padria Pasquale Bitti.

(Dedicata alla sua donna imprigionata senza alcun motivo)

S' odiu e sa tirannia,
pro sa nostra affezione,
chena delittu in presone
c'ana postu a Venus mia.

Si bada dilittu in s'amore
imputade puru a mie,
ca l'amesi notte e die
e so eo s'autore.
Ma zessade su rigore
a custa rosa eccellente,
chi este un'anghela innozente,
tenidende dolenzia.

S' odiu e sa tirannia...

M'andei a cunfessare
e peccados non bind' hada,
anzis sa legge sagrada
cussizza de nos amare.
E a no l'abbandonare
mi l'a postu in penitenzia,
chi sa mala cussenzia
nos es serrende ogni via.

S' odiu e sa tirannia...

Passende terra e mare
pro l'amare totta vida,
cun custa oghe affligida
benzo po la visitare.
Mai m'apo assussegare,
bisto replichende ognora,
si columba no chel fora
dae custa presonia.

S' odiu e sa tirannia...

Tantos barbaros tirannos
no sun pessighinde in d'una,
ma puite sa foltuna
nos leades dae manos,
mancu sol duros paganos
an degai coro ingratu,
chi nos pessighides fattu
che a Renzo e a Lucia.

S' odiu e sa tirannia...

Pro zessare su rigore
a custa pramma dechida,
Aves de s'eterna vida
benide po tant'amore,
faghidemi su favore
dadeli sa libertade
o sos muros ispezzade
de s'apposentu 'e Maria.

S' odiu e sa tirannia...

Bolade versos intantu
e a Venus cunfortade,
si pius non li bendade
disperadu su piantu.
O adoradu meu incantu
patinde dae culpa insoro,
bazi e narade chi l'adoro
finza a s'ultima agonia.

S' odiu e sa tirannia...

Intende ingrata ferrada
sos lamentos chi t'imploro,
puite su meu disoro
tenes continu inserrada.
O Venus liberade
o lassade a mie intrare,
chi tenzo de li cunfidare
una peraula ebbia.

S' odiu e sa tirannia
pro sa nostra affezione,
chena delittu in presone
che ana postu a Venus mia.

                               Pascale Bitti

Posted by giomas2000 il 14 Settembre 2010

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A su Redentore



Quadro dell' ispirazione alla poesia

Poesia mandatami da Piero Bitti di Padria

(Durante la notte bianca della vigilia della Festa del Redentore (NU), l' autore, in suggestione per il recente incendio estivo nelle campagne di Pozzomaggiore (SS), dove perse la vita un pastore
nell' intento di salvare il suo gregge dalle fiamme, scrisse queste due semplici quartine
)

A su Redentore

Ennidu so a pes tuos pro ti pregare
chi custos canes tristos senza coro
la finan de bruggiare in domo insoro
e iscan chi los podes perdonare.

Ma si no cheren mancu a Tie iscultare
e no intenden ne dolu ne preghiera,
chi fettana una vida senz' ispera,
chi tenzan sidiu e no potan buffare.

                               Piero Bitti (Padria)

Posted by giomas2000 il 16 Settembre 2010

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A Pippina



Poesia mandatami dal nipote Piero del poeta di Padria Pasquale Bitti

(Scritta a seguito dell' abbandono del tetto familiare da parte di sua figlia...)

Su chimbe de austu
mi fia unu mamentu riposadu,
in sonnu ido infustu
su terrinu de sambene bagnadu.
Fit tremendu s'assustu
chi luego mi tenede isvegliadu,
ca su coro in cuss'ora
pariada de nd'essire tottu a fora.

Lu nesi a sa cumpagna
cantu m' ha devidu capitare
e mi c'ando a campagna
apposta po mi poder divagare.
Ma su pettus mi bagnan
sos oggios dae tantu lagrimare
e torro a domo prestu
pensende chi su sonnu fi funestu.

Incontro a fizzu meu in su portone,
in tantu lagrimare
domandesi regione,
sa cale lu faghiada affannare.
Ma sa commozione non da logu s'iscena,
a mi contar intantu
s'intendia sa mama:
fizza mia, fizza mia.

O insultos de sa vida nelzesi,
in domo nostra ite c'ada,
da cando ch'el bessida
fizza nostra pius non ch'es torrada.
Calchi manu omicida
l' ad'aere fazilmente divorada
e chie mi cunfortada ?
A non torrare, fizza mia est morta.

A sa tale notizia
si frimmesi su coro e palpitare,
Santu Giagu e Gallizia
mirade chi a pes bostroso appo a andare,
e inie derelittu mi fatto
pro pregare, un'eremita.

Pensai, in calchi eclisse
chi m'aiada su sonnu suggeridu,
o a sa musa de Ulisse
chi cosa noa m'aera batidu,
e chi no est po isse
su chi avvisat sa mente,
sende drommidu pensai in cale e chie
e invece su colpu fidi a mie.

Pienu 'e tristura che fantasma
m' avvio a la chilcare,
mi faghiat paura
sa zente chi incontrai a preguntare,
o Aves de s'altura
ispalghide sas alas e bolade
e cun coraggiu forte
leadela dae manos de sa morte.

Suffocadu de piantu
cun su coro allizzadu e su fastizzu,
esclamende ogni tantu
a ue est dadu su candidu lizzu?
M' invoco a dogni santu
e a sa mama chi ha perdidu fizzu,
e a s'anima piusu affrigida,
intantu a fizza mia no l'han bida.

Si oscurada sa luna,
non risplendet sa lughe 'e sa die,
senza traccia peruna
e peruna isperanza non sie,
ogni mala fortuna
paret chi siat pessighinde a mie,
sempre cun modu variu
donzi passu chi ponzo m'est cuntrariu.

Sos desertos oscuros
sun destinados po ponner a mie,
serradu in battor muros
continuu appo a bistare notte e die,
ma ca sun tantu duros
no mi risponden cando giamo a tie,
anzis si grido forte
rimbombat su silenziu de sa morte.

Chilchesi in donzi via
e poi intresi in sa chegia de Guventu,
sonat S'Ave Maria
sa chi m'ha fattu piusu ispaventu,
pariada s'agonia
cussos toccos pienos de lamentu,
si cagliat sa campana
e cominzada sa musa catoliana.

Fidi a notte inoltrada,
no ischia sa via de mi leare,
d'ogni gianna serrada
e a chie cherio preguntare?
Su dannu a chie l' ada
mancu sos mios a m'accumpagnare
e tando so torradu
a domo chi n' de fia ilmentigadu.

A cando so torradu
che fit pag' ora un'istaffetta essida,
chi m'aiada portadu
sa littera de sa sua dispedida,
nendemi: babbu amadu
perdonami chi a monza so partida,
custu meu viaggiu
prego chi l'affrontedas cun coraggiu.

Cale orrenda fiamma
si m'azzendede in tottu sa persone,
ca ne babbu ne mamma
non d'as tentu no sa cumpassione,
c'aias bona fama,
l'ischit totta sa populazione,
pero' pregare a Deu
gia' lu podias dae su sinu meu.

Asa puru lassadu
a mamma tua pesante in sos annos,
a tia tua trista e affrigida,
a frade tou amadu
chi cumfortu mi fizis de sa vida,
t'as tottu ilmentigadu,
daghi in vintises annos ti ses bida,
nos has postu in olvidu
che chi mai no nos aeres bidu.

Risponde Giuseppina,
puite affrigidu as sos annos mios?
sorre tua uterina
t'ista giamende cun tantos pipios.
Tetta e Pippina
giughene in oggios lagrimas a rios,
Pierina e Maria
invanu enini a chilcare a zia.

                               Pascale Bitti (Padria)

NOTA: dato che la poesia e' molto antica e mancavano alcune parole, sono state aggiunte dal nipote per completarne la stesura. Se qualcuno conoscesse o avesse letto l' originale, dovrebbe fare in modo di poterla ricostruire come e' stata scritta allora. Grazie.

Posted by giomas2000 il 21 Settembre 2010

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A bidda mia



Poesia mandatami dal poeta Piero Bitti di Padria, abitante a Sassari.

(Esternazione sul 'solito' problema dell' emigrazione per trovare lavoro...)

Puite bidda mia istimada
Ancora ses dae Deus ilmentigada?
Dae cando so partidu in terra anzena
Rimulzo cun su coro pienu e pena.
Intantu fizzos tuos paltini ancora
A chilcare foltuna sempre a fora.

                               Piero Bitti (Padria)

Posted by giomas2000 il 29 Settembre 2010

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Torret sa pitzinnia





Poesia mandatami dal poeta Pippinu Mele di Padria, abitante a Pozzomaggiore.

(Poesia dedicata a zio Celestino Are per i suoi 101 anni compiuti...il 25 Settembre )

Cando 'nde contas chentu
cun sorrisu soddisfattu,
torras dae nou cun su contu
e partis da unu, corriattu.
De sa vida tua attraessada
restat solamente cummiattu,
chentu, tottu a una tirada,
e sa conta noitola cuminzada.

Cun sa vida noa incaminada
torret sa dulze primavera,
de ogni grascia siat cunsagrada
a tappetto de sa noa caminera,
dae nou torras a bolare
lezzeru che pumma in s' aera
ispertu de ezzesa, de restare,
pro sa vida noa de affrontare.

Torra in dogni domo pitzinnia,
torret sa primavera a fiorire,
dogni pianta ezza a invigorire,
in dogni familia regnet armonia,
intro e coro sa paghe interiore
cun sa oghe santa 'e su missia.
Cun tottu s' incantu 'e bramosia
torret sempre sa bella pitzinnia.

Da unu torras a contare
sempre torrende a nou sinnu
da ezzu torras a pitzinnu
in sa vida noa a t' imbarcare.
Dae giovanotto a pili canu
contos medas podes raccontare,
torrat dae nou sa bramosia
disizzende sa dulze pitzinnia.

Sa vida terrena est fatta gai,
de gioias tristuras e allegria,
sa ezzesa pregamos, no enzat mai,
augurendenos eterna giovania.
Ma cussa puru est bella e digna
cando enit rara e benigna.
Ma sempre cun bia bramosia
disizzo 'e torrare a pitzinnia.

                               Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 29 Settembre 2010

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A Sant' Antoni



      

(Poesia scritta da Marco e Sabrina Sias in occasione del loro obrierato per S. Antonio di Padova.

Custu e ogn' ateru favore
accansa a sos padriesos,
chi a pes tuos protesos,
Ti domandhana umilmente
ch' in coro de ogni zente
regne' solu s' allegria.

Saludu, paghe e amore
cunzedi a Padria mia.


                               Marco e Sabrina Sias

Posted by giomas2000 il 2 Ottobre 2010

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Binzatteri Modernu


(Dedicata a tutti quelli che una volta facevano il vino alla vecchia maniera...)


          Pippinu Mele
Poesia mandada dae Pippinu Mele

Sa terra, de nou han rebegliadu
de sa inza bene assoliada,
pro cambiare sa ide pastinada
da s'antigu fattore tribuladu.
Cando sa terra fit zappada
e ogni tenta haiat boltuladu,
a rista in altu, bene assentada,
e ogni pedra accolt' e iscaltada.

Canta fadiga infusta 'e suore
su inzatteri tando b' hat leadu,
pro ogni ide chi b' at pastinadu,
posta cun disizzu e cun amore.
Disizzu de buffare inu famadu,
bonu de gustu e profumadu,
saziendesi senza s' imbreagare
e mai de si devet aghedare.

A seberu poniant su pascale,
simidanu,cannonau,muristellu,
sempre cun aggiunta e muscadellu
cun ogni atter' ua ispeciale,
tottu produidasa in Sardigna
senza maladia originale,
innestada in bide mericana
pro restare sempre fort'e sana.

Sa cura fit semplice e sigura,
cun sulfaru biancu e chegina,
senz' atteru pasticciu de meighina
e aggiunta, de chimica brutura.
Gai naschiat su inu genuinu,
chi endiana in dogni butteghinu,
e ogni imbreaghera fidi sana,
senza punta e conca e malagana.

Sa moderna noa impalcadura
de sa Franza hana copiadu,
sauvignon cun pinot han' innestadu
pro dare a Bacco pius licura.
De ogni calidade chi han mudadu
han devidu adottare noa cura,
s'iscala de sa ua avvelenadu
dogni tazz'e brou contaminadu.

Sa pratica moderna hat cambiadu
impiantu, gustu e assimizzu,
ogni tennicu had' istudiadu
pro dare a su inu modernizzu,
su inzatteri puru had' imparadu
limba e accentu cun fastizzu.
Franzesa o sarda imbreaghera,
sempre sa matessi est sa coghera.

                               Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 03 Ottobre 2010

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Ricordi d' infanzia


(Una delle storie narrate nei sui racconti...personali)


          Pippinu Mele
Istoria mandada dae Pippinu Mele

Premetto che l'episodio raccontato risale al periodo della Seconda Guerra Mondiale, appena terminata. Allora la maggior parte della popolazione era in condizioni di poverta' ed i mezzi di collegamento con Sassari, in cui operava l'unico ospedale della zona, erano carenti. La costruzione della tomba di Salvadoreddu era considerata un' opera di grande valore, l' unica dedicata ad un ragazzo.

Tra i tanti ricordi dell'infanzia e i molti amici del tempo passato (che sono sempre presenti nella mia memoria, e sicuramente lo saranno anche nella mente di molti miei coetanei), voglio ricordare la figura di un carissimo amico, nonche' cugino e compagno di giochi: Salvatore Mele, classe 1936, che tutti chiamavamo simpaticamente "Salvadoreddu" per la bassa statura, perche' cicciotello, molto simpatico, e anche un po' poeta per le battute in rima che faceva quando parlava.
Salvadoreddu era il figlio unico di una coppia non piu' giovane e per questo, molto coccolato dai suoi genitori.
Era sempre ben vestito ed elegante, indossava giacchina e pantaloncini corti sempre ben stirati, sembrava un figurino!
Anche durante i nostri giochi stava sempre attento a non sporcarsi e a non dare dispiacere i genitori che gli davano tante raccomandazioni.
Come gia' detto, Salvadoreddu era un ragazzo vispo, educato e ubbidiente.
I genitori, il padre in particolare, erano molto orgogliosi di lui e per lui stravedevano, immaginandolo in un avvenire felice e radioso e in un futuro fantastico.
Tutto questo amore lo si leggeva nei pensieri e negli occhi del babbo e della mamma.
Salvadoreddu purtroppo, all'eta' di dodici anni, improvvisamente si ammalo', colpito da una banalissima appendicite, poi seguita da peritonite che, nel giro di pochi giorni lo portarono alla morte (19/09/1948). Questo triste evento aveva scosso tutti e di lui, addolorati, parlavano spesso i grandi e i piccoli del paese.
Il funerale, su richiesta dei familiari, fu celebrato in forma straordinaria da tre sacerdoti i quali, durante l'accompagnamento del feretro al cimitero, effettuavano anche delle pause prestabilite, come in un funerale di lusso.
Il funerale di Salvadoreddu, per questo, rimase indimenticabile e impresso nella memoria dei Padriesi per tanto tempo.
Avevano colpito tantissimo lo straziante accompagnamento del padre 'Zio Antonangelo' (che non si staccava mai dalla piccola bara portata a spalla dai parenti) e il suo inconsolabile dolore.
Dal giorno della dipartita del figlio infatti, non fu piu' la stessa persona, serena e fiduciosa nell' avvenire, ma la sua vita e il suo umore cambiarono: si sentiva come uno a cui era cascato il mondo addosso, come schiacciato dalla piccola bara del suo unico figlio, tanto amato.
Lo Zio Antonangelo, per onorare ancor di piu' e per sempre il figlio, fece costruire da un bravissimo scultore e collocare al centro del cimitero, una tomba di marmo bianco con sopra una scultura marmorea, quasi a grandezza naturale, che riproduceva fedelmente Salvadoreddu.
Il rimpianto per il figlio, comunque, non si placo' con la realizzazione della tomba, ma continuo' (fino al tempo che visse).
Egli infatti, si recava quotidianamente al cimitero a pregare e piangere il figlio.
Poco importava se d' inverno pioveva o se nelle giornate estive, il sole picchiava in testa caldissimo.
Si vedeva Zio Antonangelo percorrere il sentiero di 'Capittales', saliva sin sopra un muro a 'secco', che terminava a ridosso del muro di cinta del cimitero, dove da li', finalmente poteva agevolmente vedere la statua del figlio.
L' immenso dolore di zio Antonangelo ebbe fine all' eta' di 67 anni, esattamente dopo sette anni dalla morte dell' amato figlio Salvadoreddu.

                                                                                                            Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 16 Ottobre 2010

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S' abba 'e Cantareddu


(Una delle sue tante poesie...personali)


          Pippinu Mele
S' abba 'e Cantareddu

Funtana bundante e preziosa
chi hasa soddisfadu sos sididos,
a inue nasches, frisca e deliziosa,
da ogni capu 'e idda sunu andados,
cando fis tue sa prus donosa,
basendedi sa ucca imbenuggiados.
Giovanos e bezzos ringraziende
s' alimentu chi tue li sese dende.

Antiga funtana de abba cristallina
chi ogni ucca hasa rinfriscadu
da cando su villaggiu hana fundadu
in custa soliana isplendida collina.
Mai s' abbundanzia hasa negadu
sempre frisca, bona e genuina.
Pilastru de s' istoria Padriesa
chi mai hasa mustradu sa ezzesa.

Sempre preziosa ses bistada,
in tempus de bisonzu e carestia,
alleviende pena e angustia
de ogni familia isfortunada.
Beneitta da deus funtana mia,
risorsa naturale cunsagrada.
Ogni limba asciuta e abultigiada
la torras a noa resuscitada.

Monumentu pro ricordu ti siat fattu,
circundadu dae giardinu fioridu,
in pedra locale bene isculpidu,
mustrende s' antigu istoricu ritrattu.
Cantareddu da nou ringiovanidu,
torret su situ pius bellu e atrattu.
Dogni Padriesu pro s' istoria
ti tenzat presente in sa memoria.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 07 Marzo 2011

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Muttos


(Alcuni versi cantabili a Muttos, ideati da Zia Caterina)


          Caterina Meazza Ruzzu
Muttos

In cheja su manzanu
bi celebran sa missa
pro su Santu 'e su die,
cun su coro in sa manu
has fattu sa promissa
de amare a mie.

Sos filos cun s' ispola
los passan in s' istesa
pro fagher sa fressada.
No bio mai s' ora
chi finat cust' attesa,
columba mia cara.

Una bella pizzinna
totta posta de gala
paret un anghela,
narami cantu primma
si est beru chi mi amas,
no mi lesses in pena.

Deris sa barca vela
hat fattu sa regada
in su mare de Sardigna.
Donos 'nde tenes meda
columba mia cara,
de t' amare ses digna.

Mi leo sa vittura
pro mi fagher unu giru
costeggende su mare,
no mi lesses in tristura,
da cando t' happo idu
sento de ti amare.

De Nanni cun Dessena
in coppia han cantadu
a sa festa 'e s' emigrante,
consola custa pena,
a tie happo giuradu
de t' amare costante.

Una bella cantilena
la cantat su pizzinnu
cun sa mastra e' iscola,
no mi lesses in pena,
faghemi unu zinnu,
custu coro consola.

                                                        Caterina Meazza Ruzzu

Posted by giomas2000 il 21 Maggio 2011

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Serenada


(Alcuni versi cantabili a Cantu in Re, ideati da Zia Caterina)


          Caterina Meazza Ruzzu
Serenada

Cantas dies happo passadu
in lagrimas e tristura,
incoro meu affritzadu
tentende s' avventura.

De t' amare appo giuradu
ma sa vida est meda dura.
Cantas festas has passadu
sola e irmentigada.

S' est chi ses innamorada
faghemi solu unu zinnu,
deo che unu pizzinnu
so isettende ogni die.

Rosa bella nara a mie
su chi sentis in su coro,
t' istimo e ti adoro
ses' una perla rara.

In custa serenada
cun sonu e melodia,
a tottu narrer cheria
chi ses mia rosa amada.

Saludos


Ben' ennidos e bonasera
a totta sa cumpagnia,
cun simpatia sinzera
saludare bos cheria.

Sa chiterra e sa oghe mia
in custa notte serena
est segnale de allegria
chi consolat ogni pena.

Che aneddos de cadena
siat unida sa idda mia,
siat paghe in d' ogni via
pro render sa vida amena.

Saludare bos cheria
in custa notte serena.

                                                        Caterina Meazza Ruzzu

Posted by giomas2000 il 21 Maggio 2011

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Cantos a chiterra


(Alcuni versi cantabili, detti 'a chiterra', scritti da Zia Caterina
per il Primo Festival della Letteratura Sarda/Sezione Canto a chitarra - Bono, Agosto 2004
)


          Caterina Meazza Ruzzu
Cantos a chiterra - Montagna

Montagna silenziosa
iscurta su cantu meu.

In custu mundu de dolore
cale paghe pius bella,
in su campu su fiore,
in chelu brillat s' istella.

Montagna ses troppu bella
comente su primu amore,
ogni pianta est fiore,
ogni fruttu est fiore e vida,
isfumada e abbellida
de profumos e colores,
iscurta su cantu meu,
montagna ses un' amore.

Ogni sero corcat sole
e sa luna s' avvicinat,
ogni pedra te' brillare
de lugore in sa collina,
trasparente che unu velu
curret s' abba cristallina.

Montagna ses unu chelu,
ses un' opera divina.

Cantos a chiterra - Lettera d' amore

Che fiore in su giardinu
su coro meu ti bramat,
s' ischeras cantu ti amat
e ti pensat de continu.

Ogni die, ogni momentu
so vivinde custa pena,
pro te ogni pensamentu
mi ligat che in cadena.

Iscurtami rosa amena,
no mi lesses in tristura,
a tie cherzo cantare
cun soave dulzura.

De ti amare cantu duras
narami si 'nde so dignu,
bella no t' istes muda,
narami chi m' istimas.
Ti saludo, dea divina,
un' abbrazzu e unu carignu.

                                                        Caterina Meazza Ruzzu

Posted by giomas2000 il 21 Maggio 2011

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Sardigna bella


(Un' altra delle sue tante poesie...personali)


          Pippinu Mele
Sardigna bella

Sarda e accogliente, terra mia,
cantu mi ses cara e geniosa,
cun mizzas de sardos cumpagnia
ti faghimos, ca ses meravigliosa,
de perla italiana sa zinia
ch' isplendede in mare luminosa
s' istella polare, pius famosa,
ammirad' a tie, invidiosa.

Da ogni parte de terra furistera
arrivan pro ti cherrer visitare,
naves' e barcasa a ischiera
approdana e cherene frimmare,
affollan dogni zona costiera
ca tottu sun perlas de ammirare.
Attirende totta custa zente
ses famosa in dogni continente.

Famas de bellesas si tramandene
in dogni populu e generazione,
e chie sa Sardigna cheret bene
li diada attenta protezione,
Custu gioiellu Nazionale,
acclamada perla mondiale.
Su populu sardu generosu
diventede sempre pius famosu.

Finas sos potentes de sa terra
pro unu vertice t' hana seberadu,
pro faeddare de famen' e de gherra
chi hada ogni populu annientadu,
accoglinde piantu e lamentu
de cristianos sempre in turmentu.
Ogni frontiera has superada
e in tottu su mundu ventomada.

Dae su mare totta circundada,
unicu diamante preziosu,
in aneddu de oro incasciada,
raru, in su mundu vanitosu.
Perla brillante, lughe attraente,
da su mundu attiras meda zente,
cun issos arrivet bona intesa
pro haer' in Sardigna ogni ricchesa.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 07 Marzo 2011

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PADRIA IN SU CORO


(Una poesia dedicata ad un amico d' infanzia, emigrato per lavorare...)


          Pippinu Mele
Padria in su coro

Lontanu da sa idda e Logudoro,
da giovanu chilchende vida noa,
pro fagher de tribagliu bona proa,
tentende fortuna in terra insoro.
In Busto has postu noa dimora
senza ilmentigare tempos de oro.
Torras a Padria sempre e ancora
ti attirat sa idda incantadora.

Cantos giogos bellos hamos fattu
cun poperos appentos divertinde,
cuntentos e allegros e ridinde,
in sa mente los giutto che ritrattu.
Cun sa boccia de istrazzu in manu
e su chilciu de ferru a tracolla,
currinde in sa piatta carrelana
finzas a su toccu 'e sa campana.

Dogni festa, giogu e cumpagnia
ti restat in ammentu permanente,
ne' canzellat su bellu continente
s’umile ricordu 'e pitzinnia.
Sa bellesa no azzerada sa mente
ne cambiat intragna ne' zenia
Padria restat bella e attraente
pius de sa richesa 'e continente.

Tue chi no l' hasa ilmentigada
e la tenes in coro custodida,
da sempre amada e preferida
in tottue la mustres aprezzada.
Dogni paesanu cun orgogliu
che a tie la tenzad esaltada
in dogni punt' e terra ventomada
cun sas mezzus biddas premiada.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 17 Agosto 2011

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A MARTA MARCHESI (Dedica pro sa laurea)


(la poesia e'dedicata alla nipote Marta Marchesi, scritta in occasione del conseguimento della laurea in "Scienze dei Beni Culturali", discutendo la tesi "Pane e dolci tradizionali in alcuni paesi del Logudoro Mejlogu", dove tra questi c'e' anche Padria.)


          Pippinu Mele
A Marta Marchesi (dedica pro sa laurea)

Cale onore m' has dadu
in custa bella die de allegria,
festosa e totta in armonia
chi solu pro te han dedicadu,
cun parentes e bona compagnia
tottu t' han de coro auguradu
bona laurea cara netta mia,
saludu e fortuna in cumpagnia.

Su testu chi hasa argumentadu
mustrat s' amore chi hasa in coro,
su pane, chi de poperos est oro,
tue cun amore has seperadu,
s' alimentu printzipale insoro
in dogni forma has istudiadu,
dottoressa t' hana laureadu
cun votos bonos e lode premiadu.

S' antiga tziviltade contadina
illustras a giovanas memorias
ammentende a betzos sas istorias
de cando triulende in sa codina
preparain trigu a sa farina,
a bratzu colpente a sas fascinas,
liberende su ranu dae sa pazza
dae manzanu a sero mazza mazza.

Catzende dae fronte 'uttios mannos
de suore e fadiga consumada,
paragone cun oe no bind' ada
de cussos lontanos tristes annos.
Como descriende su passadu
senza nominare sos tirannos,
ischimos cantu hana supportadu
e modas chi hana tramandadu.

Sos druches chi oe pagu in usu
torran' a fagher sas massajas,
sunu ritzettas de 'etzas giajas
ch' impreaini ozzu polchinu fusu,
pius de como pariana saporidas
gallettinas, pirinchittos, casadinas.
Tue chi has iscopertu sas ritzettas
ogni chida druches bonos fettas.

Tribagliende sa farina impastada
ogni massaja faghede sa rughe
"beneittu alimentu" sias lughe
de ogni famiglia cunsagrada,
gai sa popidda affatziendada
sa providetzia l' hat ringraziada
e a tie beneigat su Signore
su ghi ses faghinde cun amore.

Coronas de zichi imbiancadu,
cun rosas e puzzones abellidas
a sos isposos benin dedicadas
e restan monumentu cunsagradu
in dogni domo bene cunservadas,
a simbolu de amore declaradu
in dogni mesa bundet s' alimentu
e ogni poperu saziu e cuntentu.

Onore ti fettas in sa vida,
pone a fruttu sa dote dimustrada,
s' isperantzia tua coronada
de gloria rara totta fiorida.
Dogni azione siat fortunada
de amore e bene ghirlandada.
Fiore de pane senza ispina
sias sempre alta che Reina.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 9 Settembre 2011

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BACHISANGELO


(Il primo libro scritto da Mario Ulargiu, gia' autore di 3 commedie dialettali sarde.)


               Mario Ulargiu
Mario Ulargiu, nato a Ghilarza nel dicembre 1954, e' sposato e vive e lavora a Padria. Dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione, presta servizio come collaboratore scolastico presso l' Istituto Comprensivo di Pozzomaggiore. Attivamente impegnato con la Compagnia Teatrale Funtana Manna di Pozzomaggiore e Padria, per la quale ha scritto 3 commedie: S' ingestru de tiu Zuseppe, Pedru Bazzinu e Donna Jole, con "Bachisangelo" si cimenta per la prima volta nella pubblicazione di un romanzo che mette in evidenza, in chiave comica, il carattere della gente di Sardegna.

Posted by giomas2000 il 21 Ottobre 2011

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FOGULENDE


(Poesia scritta nel 1985 ma in parte ancora attuale. Una riflessione in rima dell' autore su Padria (suo paese natale) che non vuole essere un' offesa o una critica verso i suoi compaesani ma, se mai, un augurio e uno stimolo al miglioramento dei loro rapporti sociali)


          Pippinu Mele
Fogulende

Padria, unu tempus ses istada
modellu de grande tziviltade,
da furisteris idda invidiada,
pro amore, rispettu e onestade.
Amigos e no gherra an chircadu,
a tottu han sempre rispettadu.
Poberos ma onestos tribagliantes
tottu fin sos suos abitantes.

Da seculos paret siat finida,
amore, rispetu e fratellantzia,
sos antigos l' han attribuida
a revessa e paga tollerantzia,
de iscuminiga mala impartida
sa idda, pro castigu, est culpida,
da cando su populu iscuntentu
catzadu han sos padres de guventu.

Su tempus, paret frimmadu,
a epoca lontana e remota.
In pinnettu antigu e affummadu
sos brigantes faghene rebotta,
curtzos de vista e appannados,
tramana e restan' in combutta.
Parentes, amigos e bighinos
diventana sempre prus nemigos.

Sos annos cantzellan donzi cosa
e trasforman carateres e modas,
sas betzas diventana noas,
e sa noa, oscura e tenebrosa,
sa tzente sintzera e mansueta
si mustrat traitora e inchietta.
Da omine modernu e apprezadu
a bestia intzivile e rettrogadu.

Intro sa pinneta, in su foghile,
su fogu est' atzesu fin' a sera,
achichende patza de cuile
pro cherrer faghere lumera,
cun su fummu altu a campanile
chi annuada su sole in s' aera
e linna de brujare ancora,
nodosa e meda affummadora.

Cun su fummu faghen segnales,
sos nostros modernos indianos,
prontos cun lanzas' e bistrales
a culpire animales' e cristianos,
pro issos este segnu de conquista
su aere iscobertu cussa pista.
Cando de su fummu, in mesu istada,
tziviltade no tramandat ne aquistada.

Chie dae pinneta ches bessidu,
su fummu da oggios s' hat catzadu,
in cantu s' est postu est resessidu
e in donzi attividade affermadu,
impresarios, duttores e artigianos,
inzenieris, cummerciantes, impiegados,
fitzoso de Padria e brillan totu,
inoghe solamente no han connotu.

Sos malignos faghene su nidu
che espe terranzu numerosu,
essit dae sa tana inferotzidu
ca non tenet paghe ne riposu,
a tottue si colpada intzegadu
da su fummu chi l' hada avelenadu,
senza mai pasu, ma punghinde,
restat, mancari siat morinde.

Notte e die su fogu sulende
sun sempre sos solitos compares,
imposturas e faulas inventende
cun sas dignas petegolas comares,
dae domo in domo, intrend' e bessinde
finas su dimonio cunvertinde,
e gai, s' avvenire an' intregadu,
a chie solamente at malignadu.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 29 Novembre 2011

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RITRATU 'E FIZZU


("Semplice poesia scritta in memoria del nostro giovane compaesano Vittorio Cossu di Costantino, venuto a mancare tragicamente in giovane eta' , immedesimandomi nel dolore del padre".)


          Pippinu Mele
Ritratu 'e fizzu

Su donu pius bellu 'e sa natura
est cando ti regalada unu fizzu
chi as disizzadu cun bramura
e accoglis cun amore e cuntivizzu.
Sa notizia ti parede brullura,
avverende su ghi primmu fit disizzu,
allegria e cuntentesa mai proada,
sa primma da s' amore cunsagrada.

Accarezzende su sinu de s' isposa
e su fruttu appena cuntzepidu,
penso e auguro donzi bona cosa,
siat sanu, a chent' annos cumpridu.
Creschinde, vispu e affettuosu
m' abbratzaidi, basendomi su chizzu,
pittighendemi carignos, amorosu
mi narait, babbu caru, ses pretziosu.

De giovanu istudente fis valente
cun orgogliosa soddisfazione,
a ogni mia giamada fis presente
dendemi azzudu a perfezione,
sempre rispettosu e riverente
cun dogni altu gradu e umile zente.
Diamante de familia, brillante,
luminosu e sinzeru dogni istante.

Discurrimis umpare ogni progettu
de s' avvenire tou radiosu.
Como chi t' ispetto senza isettu
da cussu viaggiu feu e tenebrosu,
ti giamo ogni momentu e in su lettu,
pianghinde prego, silenziosu.
Sa naschida tua fidi allegria
sa morte distruet sa vida mia.

Adiosu, fizzu caru e istimadu,
atzuami ancora a superare
su dolore chi Deusu m' hat dadu,
proa ismisurada 'e supportare.
Prega pro dogni familiare
chi non tzessan mai de ti amare.
Dae altu de chelu sias guida
pro su restu de sa nostra vida.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 17 Dicembre 2011

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ANGHELOS TERRENOS


("Alcune parole per ricordare i malati e le persone che dedicano la loro assistenza con amore e dedizione alle persone sofferenti...)


          Pippinu Mele
Anghelos terrenos

Cun 'este normale indistinta
viven in sa terra 'e sos mortales,
assistini malaidos, da sos males,
e biden sa pessone senza grinta,
cun amore, passione e dedizione
lis alleviant dolore de ogni chinta.
Anghelos terrenos beneitos,
missionarios chi curant sos aflitos.

Una caretza sintzera affettuosa
ch' isfiorada su chitzu sufferente,
cuntentat fin' a Deus onnipotente
e illuminat sa vida tenebrosa.
Missione santa e cumpetente
chi illebiat dolore a meda tzente.
Ogni malaidu solu e sufferente
bos ringratziat silenziosamente.

Ogni anghelu terrenu est' ispeciale
e dognunu, a modu sou, superiore,
ma su votu lu dada su dolore
de su malaidu, chi restat printzipale,
ca est' issu su veru promotore
chi zudicat e dat votu finale.
Tue missionariu grande attentu,
iscurta sa oghe 'e su lamentu.

Fra medas chi ant collaboradu
sest su pius chi tenzo in cunsideru,
de animu 'onu e coro sinzeru
chi fin' a oe as sempre dimustradu.
Su votu modestu app' assignadu
a chie cun sa fide at ripagadu.
Deus ti mantenzat sanu e forte e
in sa vida tenzast bona sorte.

Traduzione in italiano

ANGELI TERRENI

Con veste normale indistinta
vivono sulla terra dei mortali
assistono malati di ogni male,
e vedon le persone senza grinta,
con amore, passione e dedizione,
le alleviano dolore di ogni specie.
Angeli terreni benedetti
missionari che curano gli afflitti.

Una carezza sincera affettuosa
che sfiora il viso sofferente
accontenta anche Dio onnipotente
e illumina la vita tenebrosa.
Missione santa e competente
che allevia dolore a molta gente.
Ogni malato solo con la mente,
vi ringrazia silenziosamente.

Ogni angelo terreno e' speciale
ognuno, a modo suo, superiore,
ma il voto lo assegna il dolore
del malato, che resta il principale,
perche' e' lui il vero promotore
che giudica e da il voto finale.
Tu missionario grande attento,
ascolta la voce del lamento.

Fra tanti, che han collaborato
sei il piu' che ho considerato,
di animo buono e cuor sincero
che fino ad oggi hai dimostrato.
Il voto modesto ho assegnato
a chi con la fede mi ha ripagato.
Dio ti mantenga sano e forte e
nella vita abbi buona sorte.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 17 Dicembre 2011

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FORTZA DE S' INTRAGNA


("Una "disamina" reale sui disastri che stanno sconvolgendo la nostra terra...)


          Pippinu Mele
Fortza de s' intragna

Lontanu, dae fundu de s' intragna
de sa terra crua e misteriosa,
naschet sa protesta impetuosa
chi sullevat su mare e sa montagna.
Urpilat s' omine, e dogni cosa,
distruet, riduindela migragna.
Senza avvisu si mustrat insidiosa
cun fortza ismisurada e tenebrosa.

Cale fortza pius forte b' est, criada,
cun attera de fagher paragone.
Emilia, Abruzzo e Giappone,
sa terra pius culpida e martoriada,
decimada sa populazione,
e distrutta ogni domo fraigada.
Fortza de misteru onnipotente
chi ancora no atzetat meda zente.

Su diluviu universale est' arrivende?
in medas l' hana 'idu a oggiu nudu,
fortza immensa de abba e ludu
ch' in su video mustrant cummentende,
tottu est' irreale de silenziu mudu,
distruzione e morte elenchende.
A totta sa tragedia est' impotente
s' umana vicinanzia de sa zente.

Piantos de zente disperada
senza pius amigos ne parentes,
mirende su disastru impotentes
senza pius brios, isconsolada.
A oggios a chelu, implorende,
sa potenza Divina suplichende.
Cun sa fortza tua onnipotente
salva e perdona custa zente.

Su mundu paret tottu cambiende,
sa zente sempre pius bisonzosa,
de tribagliu e libertade disizzosa,
contro a sos tirannos est gherrende.
Su bisonzu la rendet coraggiosa,
dae coro s' orgogliu 'nd' est boghende.
Sa forza mischina e disperada
diventat finas cussa ismisurada.

Su mundu est tottu cambiende,
sa terra e su mare in avvolotu
senza distinzione distruet totu,
dogni forza umana superende.
Omines chi fuen da sos tirannos,
dae sa miseria e sos affannos,
zente cun sa forza disperada
affrontan dogni inzerta traversada.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 31 Maggio 2012

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A GAVINU LUNA


(Un omaggio all' eroe, martire, poeta e cantadore Gavino De Lunas, nella ricorrenza del XIII Premio Letterario 'Gurulis Vetus' intitolato al suo ricordo )


          Pippinu Mele
A Gavinu Luna

Cando cantait Gavinu, su tenore,
Totta sa tzente attenta e silentziosa
Iscultait sa 'oghe sua melodiosa
chi allegrait dogni ispettadore.

Cun su tragiu raru univocale
distintu fit da su cumpetidore.
Cantadore, famosu rusignolu,
fra totu sos metzus, tue solu.

Ogni Amministrazione Comunale
ada organitzadu grande festa
e treighesima est custa editzione.

Ringratziende de s' impignu leale,
sos parentes tottu sunu in testa
cun issos totta sa populazione.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 27 Agosto 2012

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TERRA MIA


(Una lode per la sua amata terra, sia come luogo locale che intesa come patria, un sincero gesto di amore e di ammirazione dopo tanti anni di lontananza... )


          Padria
Terra mia

Amore profundu e riverentzia
pro sa terra mia paesana.
Ti tenzo in coro forte e sana,
in oggios, sempre in evidenzia.
Mai mi distraet pensamentu
mancari in lontana residentzia.
Ti dizitzo e penso onzi momentu,
affetzionadu resto e so cuntentu.

Sa raighina restat sutta terra
e deo torro ancora a l' innaffiare.
Sempre pro cherrer raffortzare
su cordone chi ligat a sa terra.
Sa natura m' hat dadu cussu donu
de la lodare senza cuntierra.
Manna o minore chi siat issa
cussu est dovere e prommissa.

Cantu mi ses cara che tesoro
l' iscrio in versos de poesia,
meda e manna s' emozione mia
cando ti penso, m' allegrat su coro.
mi torrat a mente pitzinnia
de tempus prejadu che oro.
Cando sa terra mia so visitende
paret chi sia rigenerende.

Adoro sas bellesas naturales
chi tia cherrer onzi 'olta visitare.
Monumentos raros de ammirare
montes cun pianuras e nuraghes.
Totta assentada in armonia
a dogni cristianu li piaghes,
tue solu m' incantas terra mia
sa pius bella restas tue ebbia.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 11 Settembre 2012

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VIDA E MARTIRIU DE SANTA ZULIA


(Una bellissima poesia dedicata alla nostra Santa Patrona: Santa Giulia )


                  Santa Giulia
Vida e martiriu de Santa Zulia

In Nonza, de Corsica villaggiu,
naschida est Zulia, e fatta manna,
sutta sa legge Diocleziana tiranna
de s' Imperadore prus malvagiu.
Religione proibida in dogni gianna,
amminettada sa fide e su coraggiu.
Su cristianu in Deus credente
no hat timidu mancu su potente.

Sos Benedettinos raccontos
descrittu han de Zulia s' istoria,
martire pitzinna e senza gloria,
ischiava in manu de violentos.
Bendida a Eusebio su mercante,
riccu fra tottu sos paganos,
Zulia, cristiana de fide ardente
servidu hat su padronu umilmente.

Sacrifitzios de pobera ischiava,
umiliada pro sa fide cristiana,
rifiutat sa religione pagana
mai rinuntziende a su digiunu.
Eusebio la cheriad' a mutzere
ma sentza cristianesimu perunu.
"No mi poto cojare cun tegus
ca so gia' cunsagrada a Deus".

Arrivadu a Nonza su prefetto Felice,
organitzadu b' hat festa pagana,
bocchinde tzente de fide cristiana
sentza piedade imbonitrice.
Da sa nave d' Eusebio prelevada,
Zulia, preghende isconsolada,
rifiutat s' invitu a festeggiare
ca sa festa sua fit de pregare.

Felice, indignadu pro su rifiutu,
fatta l' hat benner nanti a pes suos,
pretendinde riverentzia e inchinos,
nendeli chi est padronu assolutu.
Chie no adorait so suos idolos
fit cundennadu e poi mortu.
Zulia, isfidende tortura e morte
rispondet:"M' abbratzo cussa sorte".

Su pretore at cumandadu sa tortura,
pistada cun violentzia e fatta nuda,
cun sos pilos suos appiccada,
puntzonada cun ferru, a iscoradura.
A un' alvure manna fit ligada,
cun sos bratzos abertos pro tortura.
Poi chi sos pilos fin tzedinde
issa in su dolore fit godinde.

Sentza intendet sufferentzia
naraidi, a boghe manna e forte,
"No m' importat sa tortura 'e morte"
ca s' anima est digna 'e vida eterna.
Peraulas de affrontu a s' agutzinu
nanti a su populu indignadu
pro tanta violentzia sambenaria
contra a una pitzinna missionaria.

No ancora cuntentu su tirannu,
diventat sempre pius malvagiu,
contro a tanta fide e coraggiu
ordinadu hat suplitziu pius mannu.
Istratzadu l' han sas tittas da su pettus
e colpadas a sa rocca pro pius dannu.
Sa martire, godinde in su dolore
pregaiat, nende grazie a su Signore.

Isolta da s' alvure, ancora moribunda,
ma sempre implorende sa fide cristiana,
crocifissa e ligada che Gesusu l' hana,
isettende sa morte felice e giocunda.
Sa martire moriat serenamente
cun sa fide in coro forte e profunda.
Cun sos ojos a chelu ringratziende
de sas penas de Cristu chi fit passende.

Vintiduos fi sa die de Maggiu
chi at finidu tottu sas suas penas,
de malvagias agonias terrenas
affrontadas cun esemplare coratgiu.
In s' isola Gorgona est riposende,
in Toscana e Sardigna venerande,
in Padria patrona 'e cheja manna
invocada e venerada in dogni gianna.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 23 Ottobre 2012

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BARTALEDDU


(Una curiosa e divertente poesia dedicata al ciclista suo vicino di casa...)


          Pippinu Mele
Bartaleddu

Sa bici chi curres pro passione
ti rendede famosu in custa zona,
veloce che bentu e lena ona
mancu chi sias puntu da isprone.
De Bartali lontanu tenes chitzu
e de Coppi s' atletica persone,
copiendelos in gara pares fitzu
ma de issos no tenes assimitzu.

Coraggiu, sighi sempre a pedalare
sentza mai tinde poder istraccare
e continua in su dulze sognare
de los poder cantu primmu superare.
Cambia cadena moltiplica e rapportu
e continua sempre a t' allenare,
finas a cumprire tappa in portu
mancari cun fortza e caddu mortu.

Non ti abbitzas chi sa etzesa
ti est faghinde ischertzu feu ?
Ispompadu ses, no retzes reu
e ti attrivis ancora in s' impresa!
Arrimuni pompa, fortza e impreu,
inue, die e notte agattasa recreu,
pone a conca, oramai ses istraccu,
lassa sa bici, no fettasa su maccu.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 23 Ottobre 2012

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PINTZIONADU LAMENTOSU


(Una divertente ed ironica poesia di un pensionato contro questo sistema di potere...)


          Pippinu Mele
Pintzionadu lamentosu

Finidu est su tempus de godire,
ti bastat su chi has mandigadu,
a sos politicos nd' esseres lassadu
invece de los bidere suffrire.
Como est tottu cantu cambiadu,
su mutzighile ti devese pulire.
Brou cun petta has mandigadu,
oe solu brou fattu 'e dadu.

Tuccadu fis pienendedi sa pantza
e male fisciadu diventende,
como cussu bene ses cubinde
e sa petta in domo est istranza.
Sa paga de su mese ispendinde,
comporaisi dogni pietantza,
oe est diventada pius lantza,
arrangia pantalones a s' istatza.

A dispettu de politicos, mischinos!
sa Caritas ti passada su pranzu,
dogni die pasta asciutta e un aranzu,
ringratziende volontarios cun inchinos.
Onorevoles cun sa faccia 'e bruntzu
cheren in galera impresonados.
sentza lis dare chena e prantzu
e pro frutta sa buccia de s' arantzu.

Tue sighi sempre a pagare
ca s' Italia la devese salvare.
Su sambene ancora deves dare
che soldados in trincea pro gherrare.
Vitu e alloggiu a su parlamentare
a segus de sa grata deven dare,
mancu cussu li faghene pagare
ca b' este pantalone a ripianare.

Su inari de sos piusu miserandos,
impreadu pro torrare miliardos,
trasportadu cun saccos istampados,
imbuggiacadu da politicantes ladros.
Innotzentzia reclaman tottu cantos,
"poperos furfantes disgratziados".
In galera sian tentos sos vigliaccos
de mandigare pane sian istraccos.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 05 Novembre 2012

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NADALE


(Una vecchia poesia regalataci dal nostro poeta piu' prolifico...in occasione del prossimo Natale!)


          Pippinu Mele
Nadale

Da cando est naschidu su Missia,
su Nadale, memorabil' est restadu,
cun Zuseppe e sa Vergine Maria,
da seculos a nois tramandadu,
cun umiltade e terrena poperia,
custu eventu lodadu e veneradu,
da poperos e riccos festeggiadu
ogn' annu, in su mundu, rinnovadu.

In tempus antigu, pius sentida,
sa festa de su Santu Nadale,
cun gratzia Divina fit bennida
mancari cun pius povertade.
Cando sa cometa fidi guida
de totta s' intrea umanidade,
sempre cun sintzera custantzia
rispettain amor' e fratellantzia.

Paghe e amore siat torrende,
in dogni domo intret su Missia,
su bambinu cun fide adorende,
e sa Reina Santa in cumpagnia,
a ogni sufferente diat cunfortu
sanendelu da ogni maladia,
zesset dogni gherra e caristia,
regalende a su mundu s' armonia.

e per il 2012

Pro tottu sos paesanos Padriesos
unu santu Nadale fortunadu,
salude e tribagliu a isperantzosos
e ricchesa pro chie at isperadu.
Torrent da tottue numerosos
chie primmu si fidi allontanadu,
virtude amore e fratellantzia
su bambinu diad in abbundantzia.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 12 Dicembre 2012

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TRAGEDIA ITALIANA


(Una poesia che illustra benissimo la situazione attuale della nostra Nazione!)


          Pippinu Mele
Tragedia italiana

Nazione bella e invidiada
industriosa a livellu mondiale,
in tottu su pianeta ventomada
cun Roma s' eterna capitale,
ziviltade moderna industriale
ricca de pitturas e famada.
Da ogni terra benin' ammirare
sa perla incastonada in su mare.

Italianu furbu e intelligente,
inventore de milli novidades,
astutu, e lisciu che serpente,
avidu e pienu 'e malignidades,
ogni branca de tribagliu leades,
de politicu, diventat potente.
Inue b' hat dinari 'e manizzare
sempre prontos a lu trafficare.

Su podere politicu est in manos
de medas cussenzias mezzanas,
po s' arrichire faghen ingannos
cun trassas famosas italianas,
a sos poperos lassan' affannos,
tassas e isperanzias malas.
Miliardos furados cun orgogliu
a bantidos mannos de imbrogliu.

Sos poberos sempre in aumentu
a miliones gia' si sun contende,
su disisperu faghet ispaventu
e in medas si sun suicidende,
sa fura sempre aumentende
e su inari in s' estero cuende.
Poperu italianu cundennadu
da tassas e miseria istrozzadu.

Primmu fis sovrana nazione,
a ite puntu t' hana riduidu!
Suta s' Europa che anzone
a teracca t' han diminuidu,
tottu faghen risu ischernidu
senza fide ti tenen attenzione.
Unu tempus famosa e rispettada
como, che sa peste, allontanada.

Cale isperanzia in s' avvenire
s' ispettan fizos e nepodes ?
Da' s' Italia custrintos a fuire
emigrende in ateras Naziones.
Gai puru fuene industriales
cun anzianos senza pinziones.
De miseria est tott' unu piantu
preghende pro azzudu dogni santu.

Sos politicos sighin a gherrare
pro si accabarrare su podere,
paladinos si cherene passare
pro fagher a su populu piaghere,
reclamende tottu su dovere,
chi s' Italia cherene salvare.
Tottu faulalzos e imbrogliones,
trattendenos ancora che cogliones.

Sa rivoluzione est cuminzada,
fettemos tottu grande attenzione,
pro sa rivolta appena iniziada
cun sos giovanos in agitazione,
sos politicos cheren in pinzione
e sa politica insoro liquidada.
Su fogu est appena alluminzadu
cantu prestu chi siat istudadu!

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 18 Aprile 2013

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LEGHISTA SARDU


(Il poeta si cimenta in ottave satiriche sulla situazione politica italiana, facendo il verso, con un po' di fantasia, al nostro emigrare verso lidi lontani per cercar fortuna, per poi ritornare con gioia alla nostra amata terra.)


          Pippinu Mele
Leghista sardu

A chilcare tribagliu
so andadu in continente,
su coro m' est dolente
pro cussu grande isbagliu,
a sa Sardigna su tagliu
cheria dare prepotente,
chilchende e domandende
senza inari e caschende.

Dae Lazio a Lombardia,
dae Puglia a Piemonte,
cun suore in sa fronte
ma tribagliu no nde idia,
in su Veneto ischia
chi b' aiat nou fronte,
avanti tando a domandare
su tribagliu de occupare.

Sa Lega veneta m' hat nadu,
resta inoghe tranquillu
ti ponimos su sigillu
in sa camigia de soldadu,
ses da como arruoladu
in s' esecitu de grillu.
faghes runda da manzanu
cun s' espertu capitanu.

S' istipendiu assiguradu
da sa banca de partidu,
dinari nou chi mai has bidu
tottu in birde coloradu,
su valore raddopiadu
contr' a s' euro inibidu.
Cun nois campas e ingrassas
sentza morrer da sas tassas.

Si cheres mandigare
pische friscu dogni die,
da Renzinu impara e bie
cun cale amu de piscare,
sa trota de adescare
furba meda est de asie.
Da s' espertu trotadore
impara tottu cun onore.

Si ti cheres laureare,
Renzinu est gia' mastru,
t' imparada s' incastru
e s' istrada de leare,
in Italia a istudiare
es tottu unu disastru.
Cun su dollaru leghista
aberis cultura e dogni pista.

Chi ses bravu tribagliante
hat cumpresu ogni leghista,
de armas noas longa lista
ana dadu a printzipiante,
tue solu in cussu istante
diventadu ses armista,
S' istuppa cumpressada
a s' iscolpette l' has armada.

Costruidu s' iscolpette
e armados sos soldados
de valores imbreagados,
coratzados che ariete.
Cun furriolas e sonette
in su fronte ischierados
cun furcones e treutos
pro che ogare sos corrutos.

S' arma lebia es preparada
ma bi cheren sas pesantes,
ruspas mannas che zigantes
cun cannones bene armada,
in silentziu trasformada
pro cumbater sos brigantes,
sas cartuccias garrigadas
da sas elvasa pressadas.

In dogni ruzu capannone
b' ada ruspas e cannones
adattadas da campiones
de moderna inventzione,
sa ucca in proportzione
fatta giusta a sos fogones,
sa cartuccia garrigada
de rotoballa pressada.

A gherrare semos prontos
cun s' armada serenissima,
occupare romanissima
e faghet noos betzos contos
ca sun finidos sos affrontos
Roma bella mia carissima.
Sa repubblica italiana
la faghimoso padana.

Sa giustiscia intrufolona
oju e nasu ch' hat fichidu
in su cannone costruidu,
circundenos sa zona.
Dogni bravu inventore
in galera a San Vittore.
Valorosos sos soldados
innotzentes arrestados.

S' illusione es terminada,
sas armas suterradas
sas bideas cungeladas
e sa trupa licentziada.
Deo fatto sa torrada
a sas terras brugiadas.
Metzus poperu in Sardigna
in custa terra sana e digna.

Fatta l' apo sa torrada
chi da tempus bramaia
sempre in coro nostalgia
de sa terra abbandonada,
como chi l' apo proada
connosco bene sa magia.
Terra mia no ti lasso piusu
fin' a cando bolo a susu.

                                                        Pippinu Mele

Posted by giomas2000 il 19 Luglio 2014

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