Leggenda di Padria - Ritorno al paese d' origine

Paese tra i piu' antichi della Sardegna, Padria si trova al centro di una vallata ed e' circondato da tre colli, chiamati con nomi di santi: San Paolo, San Giuseppe e San Pietro. Il centro abitato si estendeva proprio ai piedi di quest' ultima altura. Si trattava, in origine, di un' antica citta' romana, Gurulis Vetus.
Era una citta' attiva e popolosa, che contava centinaia di abitanti. La popolazione maschile era dedita all' agricoltura e alla costruzione di ponti, strade e acquedotti; le donne si occupavano della casa e dei figli. I giovani si impegnavano nella vita militare e nello sport.
Un giorno, un violento nubifragio si abbatte' sulla citta', seminando morte e rovina. Un fulmine colpi' la sommita' del colle di S. Giuseppe, da cui si stacco' un pesante masso, che rotolo' a valle demolendo le abitazioni e distruggendo cio' che trovava sul suo cammino.
Della citta', in un attimo, non rimasero che rovine allagate e fangose. Gli abitanti, rifugiatisi sul colle di S. Pietro (il piu' alto dei tre), guardavano con pena infinita quella che un tempo era stata la loro dimora e, col medesimo dolore, presero quella che era diventata ormai una decisione inevitabile: bisognava andarsene, ricominciare a vivere altrove, in un luogo piu' sicuro.
I sopravvissuti partirono, dirigendosi verso sud, nel tentativo di dimenticare la loro patria perduta. Dopo giorni di cammino giunsero in una grande vallata protetta da monti, e qui decisero di fermarsi. Forse, a qualcuno, il paesaggio ricordava quello della loro Gurulis...
"Custu paret unu logu bellu, frimmamos inoghe" (questo sembra un bel posto, fermiamoci qui), propose un giovane, di nome Julio. Si trovavano nel Montiferru e li', a poca distanza dall' attuale Cuglieri, fondarono la loro nuova patria. In ricordo dell' altra, abbandonata dopo la distruzione, la chiamarono Gurulis Nova.
Anche Gurulis Nova divento' ben presto uno dei centri importanti della provincia romana. La popolazione divenne sempre piu' numerosa e affiatata. Ma i vecchi soffrivano, per la nostalgia del loro campi, del fiume Temo che vi scorreva vicino, dei boschi, degli animali che li popolavano...tutte cose che rappresentavano le loro radici e che avevano dovuto abbandonare.
Julio, nel frattempo, era diventato vecchio. Carico d' anni e di saggezza, pareva avesse una missione da compiere. Un giorno, chiamo' a se' la gente di Gurulis Nova e disse: "Inoghe isto 'ene, ma como chi so 'ezzu chelzo torrare a morrere a bidda mia" (qui sto bene, ma adesso che sono vecchio voglio tornare a morire al mio paese d' origine).
Cosi' decise di partire verso quella che era stata la sua Gurulis Vetus, e alcuni giovani decisero di seguirlo, per vedere cio' di cui avevano sentito parlare dai loro padri: una citta' grande, ricca e fiorente, di cui ora non restavano che rovine, ma era la citta' dei loro avi. Il gruppo giunse a destinazione dopo giorni di cammino. L' ultima sosta fu effettuata presso Nuraghe Longu (perfettamente conservato anche oggi).
Alla vista dei tre colli, Julio pianse di gioia: aveva ritrovato le sue radici! Ora poteva anche morire, se ne sarebbe andato felice! La parola che, spontanea, sgorgo' dal suo cuore fu una sola :Patria!!
I giovani che erano partiti con lui pensarono che volesse chiamare cosi' il paese che avevano in animo di ricostruire, e proposero di chiamarlo Padria, in richiamo della parola tanto cara ai loro padri.
Julio mori' felice, dopo aver visto rinascere ancora piu' grande e piu' bella la sua citta', costruita sulle ceneri della precedente. Ecco perche'- ancora oggi, quando si scava sotto il pavimento delle vecchie abitazioni, quasi sempre emergono i resti dell' antica Gurulis.
Testimonianze delle epoche storiche passate (nuragica e romana in particolare) sono oggi custodite nel museo comunale di Padria e in quello archeologico di Sassari, a rendere sempre i padriesi orgogliosi della loro storia.